L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

L’ombra della guerra sull’ultimo miglio di 4mila cantieri Pnrr

La "strozzatura" del commercio globale ha innescato una reazione a catena che va oltre il prezzo del petrolio, colpendo al cuore la filiera delle costruzioni italiana

di Dave Hill Cirio -


A rischio stop l’ultimo miglio dei cantieri del Pnrr. A circa cento giorni dal traguardo finale del Piano, per la più grande pianificazione di opere di ammodernamento del Paese il pericolo di arenarsi non per carenze burocratiche, ma per un blocco navale a migliaia di chilometri di distanza.

Cantieri Pnrr, l’ombra della guerra

Il conflitto in Medio Oriente, degenerato nello scontro diretto tra lo schieramento Usa-Israele e l’Iran, ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Questa “strozzatura” del commercio globale ha innescato una reazione a catena che va oltre il prezzo del petrolio, colpendo al cuore la filiera delle costruzioni italiana proprio nel suo “ultimo miglio”.

Il mercato ha impiegato poche ore a comprendere che il blocco di Hormuz non riguarda solo l’energia. Secondo le stime di Filipe Gouveia, shipping analyst di Bimco, la più grande associazione di armatori al mondo, lo stretto è il passaggio obbligato per oltre la metà del calcare mondiale (52%).

Alle stelle il mercato del calcare

Sebbene l’Italia non sia il primo acquirente diretto degli Emirati Arabi Uniti, subisce un effetto di spiazzamento violentissimo. I giganti asiatici come India e Bangladesh, privati delle forniture del Golfo, si sono riversati massicciamente sui fornitori del bacino del Mediterraneo, come Turchia ed Egitto.

Il pericolo per l’edilizia italiana, drammatico. I prezzi del calcare e della calce industriale — essenziali per la produzione di cemento e come fondenti nelle acciaierie — in una spirale speculativa. Produrre acciaio per la carpenteria o calcestruzzo per le grandi infrastrutture ferroviarie può diventare un esercizio di perdita economica per le imprese, strette tra prezzari d’appalto obsoleti e costi delle materie prime fuori controllo.

L’allarme Ance

A rinnovare l’allarme sui cantieri, Federica Brancaccio, presidente Ance. Parole che preferisce declinare sul “combinato disposto tra ritardati pagamento e mancati ristori per il caro materiali che rischia di essere esplosivo”.

Nel corso degli ultimi mesi, infatti, sono aumentati i ritardi di pagamento della Pa – i tempi medi sono passati da 4 mesi a 5 mesi con punte anche superiori all’anno – ed in particolare quelli di grandi enti attuatori impegnati nella realizzazione del Pnrr. E nello stesso tempo tardano ad arrivare i ristori per il caro materiali: mancano almeno 1,8 miliardi di euro di pagamenti alle imprese.

Le azioni del governo

Il governo, da giorni, punta ad affrontare anche questa emergenza. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per ieri due sessioni urgenti della Commissione di allerta rapida. La prima, focalizzata sull’energia, mira a contenere i rincari di gasolio e gas industriale che minacciano i settori energivori, tra i quali acciaierie e cementifici.

La seconda, per monitorare le speculazioni lungo la filiera, con il supporto del Garante per i prezzi e della Guardia di Finanza, per evitare che la crisi di Hormuz diventi un pretesto per rincari ingiustificati in tutte le filiere, anche quella dei materiali da costruzione.

Sul fronte diplomatico, il ministro Tommaso Foti è impegnato in un negoziato serrato con Bruxelles. L’Italia chiede il riconoscimento formale della “forza maggiore”: il blocco di Hormuz è un evento esogeno e imprevedibile che, alterando i flussi mondiali delle materie prime, rende tecnicamente impossibile rispettare i cronoprogrammi originari senza una flessibilità sulle scadenze di giugno 2026.

Dal Sud al Nord, un esito incerto

Lo scenario mostra un’Italia spaccata da questa ulteriore crisi. Nel Mezzogiorno, la situazione è critica per i grandi lotti dell’Alta Velocità Ferroviaria, in particolare lungo le direttrici Napoli-Bari e Salerno-Reggio Calabria. Qui, l’altissima incidenza di viadotti e gallerie richiede flussi massicci di acciaio e calcestruzzo, materiali i cui costi di trasporto via mare sono raddoppiati a causa della deviazione delle rotte mercantili.

Nel Centro Italia, il pericolo maggiore riguarda i progetti di rigenerazione urbana e di edilizia scolastica. Cantieri medio-piccoli, gestiti da imprese che non hanno le spalle finanziarie per reggere l’impennata dei prezzi del bitume e degli isolanti, entrambi derivati da un petrolio che flirta nuovamente con i 120 dollari al barile. Al Nord, la scarsità di materie prime nobili per la siderurgia sta portando a rallentamenti nei getti di calcestruzzo armato.

In totale, circa 4.300 progetti specifici del Pnrr sarebbero a un passo dalla sospensione tecnica. Se il costo per completare un’opera supera del 30% il budget stanziato solo due anni fa, l’ultimo miglio del Piano rischia di trasformarsi in un drammatico capitolo finale dall’incerto esito.


Torna alle notizie in home