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Esteri

Londra a caccia del colpo grosso

Il governo britannico ha provato a strappare UBS alla Svizzera

di Ernesto Ferrante -


Quando una banca vale più di molte economie nazionali, tutti la vogliono. E a quanto pare anche il governo britannico ha deciso di provarci. Secondo il Financial Times, i laburisti avrebbero messo nel mirino UBS, il gigante svizzero della finanza, tentando un’operazione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, quella di convincere la più grande banca elvetica a trasferire la propria sede a Londra insieme alla quotazione di Borsa.

Le finalità della strategia britannica

Tradotto dal linguaggio diplomatico allo slang della strada significa prendere uno dei gioielli della corona svizzera e appenderlo nella vetrina della City. Dietro il tentativo ci sarebbe stata Rachel Reeves, che avrebbe affrontato personalmente l’argomento con il presidente di UBS, Colm Kelleher. L’ultimo colloquio, secondo le fonti citate dal quotidiano finanziario, sarebbe avvenuto all’inizio del 2026. Nessuna smentita sostanziale, nessuna conferma. UBS non commenta. Reeves non commenta. Il Tesoro britannico si trincera dietro il silenzio. Quando nessuno parla, di solito significa che vale la pena ascoltare.

La verità è che Londra ha fame. Da anni la capitale finanziaria britannica combatte contro la narrativa di una City destinata a perdere terreno dopo la Brexit. Nonostante continui a restare uno dei maggiori centri finanziari del pianeta, il trauma dell’uscita dall’Unione europea ha lasciato cicatrici profonde. Ogni grande quotazione persa, ogni azienda che sceglie New York, Amsterdam o Francoforte viene vissuta come una piccola umiliazione nazionale. Ecco perché UBS rappresenta il bottino perfetto. Se il colosso guidato da Sergio Ermotti spostasse davvero il proprio quartier generale nel Regno Unito, entrerebbe immediatamente tra i pesi massimi del FTSE 100, diventando una delle società più grandi dell’intero mercato londinese. Una fotografia da prima pagina che i laburisti sarebbero felici di mostrare a elettori e investitori.

La linea elvetica

Il dettaglio più interessante, però, è un altro. Londra non sta corteggiando UBS perché la banca cerca una nuova casa, ma perché la Svizzera rischia di trasformarsi in una dimora più costosa. Dopo il salvataggio di Credit Suisse, le autorità elvetiche stanno discutendo regole patrimoniali molto più severe per impedire che il sistema finanziario venga nuovamente trascinato sull’orlo del precipizio.

In altre parole, Berna vuole più capitale, più garanzie, più controlli. Il colosso invece vuole meno zavorra possibile. È qui che si è inserita Londra. Con il fiuto di chi vede un vicino in difficoltà, il Regno Unito si sarebbe affacciato alla finestra con una proposta implicita quanto semplice. Se la Svizzera vi tratta da problema, noi possiamo trattarvi da campioni. Geopolitica finanziaria allo stato puro. Da una parte una Svizzera che teme di essere ostaggio. Dall’altra una Gran Bretagna che cerca un trofeo da esibire. Per ora UBS resta dov’è. Ma il fatto stesso che Downing Street abbia provato a pescare nelle “acque” svizzere racconta il clima che domina oggi la finanza europea.

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