L’Ue minaccia di tagliare i fondi alla Biennale: “Via i russi”
Il documento arriva a Venezia. Kiev sanziona cinque artisti. La Lega a valanga: "Censura indegna, grave ingerenza da Bruxelles"
La Ue minaccia di tagliare i fondi alla Biennale se non verrà gentilmente accompagnata alla porta la rappresentanza russa a Venezia. E intanto l’Ucraina ha deciso di sanzionare cinque degli artisti chiamati da Mosca ad allestire il padiglione russo. La vicenda diventa, poi, politica con l’urlo della Lega all’Europarlamento che boccia, senz’appello, la mossa di Bruxelles parlando di “grave ingerenza” finalizzata a una “censura indegna”.
Venezia, l’Ue minaccia di tagliare i fondi alla Biennale
A Bruxelles hanno deciso di fare sul serio. I russi, a Venezia, non ci devono andare. E così gli eurocrati, non altrettanto solerti, in realtà, di fronte ad altri e ben più seri e speciosi problemi (come la guerra in Iran, per esempio), hanno minacciato il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco. “Riteniamo – mette nero su bianco la Ue- che l’attuazione del progetto non possa proseguire e debba pertanto essere sospesa o conclusa” dal momento che “c’è il rischio significativo” che Mosca possa utilizzare la presenza alla mostra “per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale”. Perché, gli altri che cosa fanno?
Kiev sanziona gli artisti
Volodymyr Zelensky e i suoi consiglieri hanno proseguito a tambureggiare. E intanto hanno scelto di imporre sanzioni a cinque degli artisti coinvolti nell’allestimento del padiglione russo a Venezia. Si tratta di Anastasia Karneeva, commissaria del Padiglione russo, l’ex ministro della Cultura ora Rappresentante del Cremlino per la cooperazione culturale internazionale, Mikhail Shvydkoy, per aver dato inizio al progetto, i due cantanti solisti Ilya Tatakov e Artem Nikolaev, e Valerie Oleinik, violinista dell’Orchestra nazionale russa. L’iniziativa di Mosca prevede l’esibizione di almeno 50 artisti. Saranno tutti sanzionati?
La Lega a valanga
La minaccia Ue di tagliare i fondi alla Biennale non è andata per niente giù al Carroccio. E il capodelegazione leghista al Parlamento europeo, Paolo Borchia, ci va giù durissimo: “Con la minaccia di Bruxelles di tagliare i fondi europei alla Biennale di Venezia è stato raggiunto uno dei punti più bassi nella storia della censura e del boicottaggio. La Biennale è da sempre il luogo dell’incontro e del dialogo tra culture e popoli”. Borchia prosegue: “Strumentalizzano l’arte per seminare odio e divisioni, nel tentativo di riaffermare una presunta superiorità morale e culturale. Di fronte a questa grave e vergognosa ingerenza, chiederemo tutta la documentazione e non resteremo inermi. Viva l’arte, viva la libertà”.
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