Maldive, “staffetta” nella “grotta della morte”: recuperati corpi Gualtieri e Montefalcone
I corpi si trovano incastrati a una profondità compresa tra i 50 e i 60 metri, a rilento gli interventi
La combo mostra, da sinistra, Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Gronqvist del team di élite finlandese
Le operazioni per il recupero dei quattro corpi dei subacquei italiani ancora bloccati nell’atollo di Vaavu delle Maldive hanno assunto i contorni di una missione estrema: sarà un’operazione “staffetta”.
Maldive, il recupero dei corpi
I media locali delle Maldive, tra cui il Mihaaru e il Sun Online, in coordinamento con le Forze di Difesa Nazionali, hanno definito la strategia di recupero come un’operazione tecnica a “staffetta”, suddivisa in più fasi consecutive per far fronte a un ambiente sottomarino descritto dai soccorritori come “ostile e implacabile”.
L’estrema complessità dell’intervento ha richiesto l’intervento di specialisti internazionali, poiché le autorità locali si sono trovate davanti a ostacoli strutturali fuori scala per i normali protocolli di salvataggio.
I motivi dello stallo: profondità, buio e la morte di un soccorritore
I dettagli emersi dai network giornalistici maldiviani chiariscono perché non sia stato possibile effettuare un recupero immediato delle salme di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia, di Muriel Oddenino e di Federico Gualtieri.
La trappola a 60 metri
I corpi si trovano incastrati in una grotta sottomarina a una profondità compresa tra i 50 e i 60 metri. A quella quota, l’aria tradizionale diventa tossica; è necessario l’utilizzo del Trimix (una miscela complessa di ossigeno, elio e azoto) e di competenze avanzate di speleologia subacquea per muoversi in cunicoli stretti e privi di luce.
La decompressione e il “fango”
Il tempo di permanenza sul fondo per i soccorritori è ridotto a pochissimi minuti. Ogni movimento errato delle pinne solleva il sedimento calcareo depositato sul fondo della grotta, azzerando totalmente la visibilità e rendendo le tappe di risalita un rischio mortale.
Il dramma nel dramma
A conferma della pericolosità della grotta, durante i primissimi tentativi di recupero è deceduto un sommozzatore della Guardia Costiera maldiviana. Il militare è stato colto da una grave embolia gassosa a causa di una risalita d’emergenza troppo rapida, morendo subito dopo il trasporto all’ospedale di della capitale.
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Le tre fasi della “staffetta” internazionale
Per evitare altre vittime, il comando delle Forze di Difesa delle Maldive ha sospeso i vecchi tentativi, affidando la pianificazione a un team di subacquei tecnici arrivati d’urgenza dall’Europa e supportati dagli esperti medici del Dan Europe (Divers Alert Network).
Il piano è diviso in tre step rigidissimi
Fase 1 – Mappatura e localizzazione. I subacquei europei si sono immersi per primi, non per estrarre i corpi, ma per fissare una “sagola” (una linea guida in nylon) dall’ingresso della grotta fino al punto esatto in cui si trovano le quattro salme, mappando gli ostacoli della roccia.
Fase 2 – Stazioni di respirazione intermedie. Lungo la linea di risalita, i soccorritori hanno posizionato bombole di rispetto con miscele iperossigenate. Questo permette alla squadra successiva di avere punti di appoggio sicuri per affrontare le lunghissime ore di decompressione necessarie per declassare l’azoto dal sangue.
Fase 3 – Estrazione e rotazione. Il recupero avviene a staffetta. Un primo team scende, sposta una salma per pochi metri lungo il cunicolo e inizia a risalire per non accumulare tempo di fondo. Immediatamente dopo, un secondo team scende a dare il cambio nel punto esatto in cui il corpo è stato lasciato, trascinandolo gradualmente verso l’imboccatura esterna della grotta e poi in superficie.
Le operazioni, seguite passo passo dall’Ambasciata italiana, procedono con estrema lentezza: alle Maldive la “staffetta” durerà molto. La priorità assoluta delle autorità è ora quella di azzerare i rischi per i soccorritori, procedendo solo in presenza di correnti marine favorevoli all’esterno del reef.
Recuperati i primi due corpi nella grotta: sono della prof e del neolaureato
Le squadre di soccorso all’atollo di Vaavu hanno estratto i primi due dei quattro corpi ancora bloccati nella grotta sottomarina. Si tratta di un uomo e di una donna: secondo le prime risultanze mediche, le salme corrispondono alla professoressa Monica Montefalcone e al neolaureato Federico Gualtieri.
L’operazione a staffetta delle Forze di Difesa maldiviane prosegue ora in condizioni di visibilità ridotta nel tentativo di recuperare gli ultimi due dispersi, la giovane Giorgia Sommacal e l’assegnista Muriel Oddenino.
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