Maltempo: i primi morti, Italia fragile
Un Paese dove si muore annegati in auto in un sottopasso o colpiti da una finestra, dove i processi alla mafia si fermano perché crollano i soffitti delle aule bunker di San Vittore e dove basta una notte d'acqua per paralizzare trasporti, ospedali e scuole
Flagellata dal primo vero banco di prova dell’autunno, l’Italia si risveglia devastata e colta di sorpresa dal maltempo. Nelle ultime ventiquattro ore la violenza di una perturbazione atlantica ha attraversato il Centro-Nord, lasciando dietro di sé un bilancio pesante: un primo morto, poi il secondo, centinaia di sfollati, infrastrutture in tilt e il simbolo stesso della giustizia e dello Stato letteralmente crollato sotto il peso dell’acqua.
Maltempo, i primi due morti
Non si tratta di una semplice allerta meteorologica, ma della fotografia cruda di un Paese incapace di reggere l’urto di eventi estremi che ormai non hanno più nulla di eccezionale.
Il primo passaggio della tragedia si è consumata a Latisana, in provincia di Udine. In poche ore il Basso Friuli è stato sommerso da una quantità d’acqua spaventosa. Una donna si è trovata intrappolata all’interno della propria autovettura mentre percorreva un sottopasso trasformato in una trappola mortale.
Nonostante il tempestivo e disperato intervento di due carabinieri — che sono riusciti a estrarre la donna dall’abitacolo allagato prima di essere anch’essi ospedalizzati — per la vittima non c’è stato nulla da fare: è morta annegata dentro la sua auto. È la prima vittima ufficiale di questa nuova ondata di maltempo, la testimonianza più drammatica di come un’arteria stradale possa trasformarsi in pochi minuti in un cimitero d’acqua.
Il secondo decesso in Toscana, nel Senese: un’anziana colpita mortalmente da una finestra abbattuta da una tromba d’aria.
La conta dei danni
Mentre il Friuli conta i danni tra Lignano e Pulfero — tra strade chiuse, frane e blackout dei collegamenti —, la tempesta non ha risparmiato il resto del Settentrione. In Lombardia la notte è stata di pura tensione.
A Milano il fiume Lambro ha esondato invadendo le strade, mentre il Seveso ha sfiorato i livelli critici di guardia. Ma il segnale più inquietante della fragilità delle nostre strutture arriva dal cuore della macchina giudiziaria milanese.
In piazza Filangieri, di fronte al carcere di San Vittore, la pioggia incessante ha provocato il crollo dell’intero controsoffitto dell’aula bunker. Risultato: l’edificio dichiarato inagibile e un’udienza del processo contro la criminalità organizzata rinviata.
Un’aula bunker, pensata per resistere agli attacchi e garantire la sicurezza dello Stato, resa inagibile non dai clan, ma da una pioggia autunnale. Un paradosso grottesco che sintetizza lo stato di degrado e mancata manutenzione degli edifici pubblici italiani.
E i danni, moltiplicati ovunque. Gli Spedali Civili di Brescia con l’acqua nei reparti e due pazienti della Rianimazione cardiologica sono stati trasferiti. In Valtellina, il distacco della frana dello Scaiun ha scaricato a valle tonnellate di pietre e detriti, costringendo all’evacuazione preventiva di 45 persone e alla chiusura delle scuole a Val Masino.
Contemporaneamente, in Trentino-Alto Adige, una colata di fango sui binari ha interrotto la linea ferroviaria del Brennero e bloccato i collegamenti alpini. La Liguria ha registrato oltre 250 millimetri di pioggia nell’entroterra genovese con l’esondazione del torrente Lavagna a Calvari ed evacuazioni. In Toscana 63mila fulmini in dodici ore. Una supercella ha devastato la Versilia scoperchiando tetti e distruggendo stabilimenti balneari tra Viareggio e Forte dei Marmi, mentre Grosseto affogava sotto 115 millimetri di pioggia.
Il Veneto è stato sferzato da trombe d’aria che hanno divelto la copertura della piscina comunale di Roncade, con ritardi e cancellazioni dei treni.
Nelle Marche si contano oltre cento interventi dei vigili del fuoco. La Protezione Civile ha l’allerta arancione su quattro regioni (Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, Marche) e gialla su altre dodici.
Il pensiero corre verso il Sud
A Niscemi dita incrociate, guardando con terrore una frana già quasi dimenticata che continua a muoversi con nuove fessurazioni vicino ad un plesso scolastico, mentre oltre cinquecento famiglie sfollate attendono ancora i ristori. L’Italia si scopre così, ancora una volta, nuda e indifesa.
Un Paese dove si muore annegati in auto in un sottopasso, dove i processi alla mafia si fermano perché crollano i soffitti delle aule bunker di San Vittore e dove basta una notte d’acqua per paralizzare trasporti, ospedali e scuole. La prevenzione resta uno slogan. La realtà è fatta di fango e cronica impreparazione.
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