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L’orologio quantistico e la trappola dell’inerzia: il costo fiscale e giuridico della vana attesa

di Redazione -


DI GIOVANNI BATTISTA RAGGI

Nel Principe, Niccolò Machiavelli rilevava che i mali dello Stato, presagiti a distanza, si curano facilmente, ma, se lasciati crescere fino a essere evidenti a tutti, non vi è più alcun rimedio. Dall’annuncio con cui ieri, al proprio Investor Day alla Borsa di New York, IonQ ha tracciato la roadmap della piattaforma Superion 10K al 2028, emerge una verità scomoda: l’algoritmo per sbriciolare la crittografia a curve ellittiche (ECC-256) non è un’ipotesi teorica, ma una scansione industriale precisa. Illudersi nei CdA di disporre di un triennio di bonaccia è la trappola dell’inerzia descritta dal Segretario fiorentino.

La minaccia quantistica

La minaccia quantistica colpisce sia la confidenzialità dei dati sia l’autenticità delle firme digitali. Se i dati cifrati oggi possono essere esfiltrati per essere decifrati in futuro, la compromissione delle firme mina la fiducia in certificati, identità, software e transazioni. Con il proprio paper scientifico, IonQ ha mappato il fabbisogno per scardinare questa serratura: con l’algoritmo di Shor, i qubit calcolano la soluzione in circa 26 giorni. La roadmap fissa al 2028 l’infrastruttura scalabile. Sebbene la violazione su larga scala possa concretizzarsi solo dopo, la dilazione è un’illusione ottica.

La minaccia risponde alla dottrina dell’Harvest Now, Decrypt Later (HNDL). Non si tratta di hacker isolati, ma di una corsa agli armamenti in cui la competizione quantistica tra Stati ha una diretta dimensione di intelligence. Apparati ostili esfiltrano oggi banche dati, formule e brevetti criptati per decifrarli post-2028. Poiché la migrazione infrastrutturale richiede tra 3 e 5 anni, la finestra utile è già aperta.

Il crollo dell’ECC-256 espone a un effetto domino le infrastrutture critiche: porti, reti energetiche, PA e identità digitale (SPID). Falsificare firme o intercettare comandi paralizza lo Stato, tramutando una vulnerabilità IT in minaccia alla sicurezza nazionale. Per questo le Direttive europee NIS2 e DORA impongono una gestione proporzionata dei rischi ICT e della catena di fornitura. Ignorare il rischio quantistico diventa difficile da conciliare con l’obbligo di adottare misure adeguate allo stato dell’arte.

La mancata valutazione del rischio incide sulla responsabilità degli amministratori (Artt. 2086, 2392 e 2476 c.c.). Un “PQC Compliance File” non offre un’immunità automatica, ma dimostra che il rischio è stato gestito con diligenza coprendo il management sotto la Business Judgment Rule. I contratti cloud devono inoltre imporre clausole di Quantum Resistance per evitare responsabilità solidali (Art. 2055 c.c.).

La transizione non richiede cifre irrealistiche, ma un progetto a fasi: inventario crittografico, assessment, crypto-agility, test e sostituzione dei certificati. Per una media impresa il percorso è distribuito su più esercizi; per i grandi gruppi l’avvio di un piano pluriennale è indifferibile.

La sovranità economica risiede nella capacità di proteggere ciò che la rende vitale. Rimandare l’adeguamento significa consegnare il patrimonio a un’obsolescenza programmata, scambiando una certezza contabile di oggi per un’esposizione fallimentare di domani.

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