Tra tasse e lingotti: una manovra tutta d’oro
Presentati più di 5.400 emendamenti, Calenda rompe con il campo largo
Una manovra tutta d’oro: tra gli oltre 5.400 emendamenti presentati alla legge di Bilancio spunta la tassa su gioielli, lingotti e monete. Che si potrà pagare anche in comode rate. Ieri mattina, dopo le dieci, s’è chiusa la finestra aperta per la presentazione dei correttivi alla manovra. Si era già detto e deciso: non più di 400 emendamenti “segnalati” dai gruppi. Solo la maggioranza ne ha presentati 1.600. Fatto, questo, che spinge il Pd a gongolare: “Non piace neanche a loro”. No, ma non c’era bisogno di attendere il deposito degli emendamenti per capirlo. E, a proposito di dem, solo da parte del partito caro a Elly Schlein sono stati recapitati 1.180 emendamenti. A sinistra della sinistra, cioè da Avs, sono stati presentati 533 emendamenti. Tra questi, per la gioia del signor Landini Maurizio, c’è pure la proposta per l’istituzione di una patrimoniale. Meglio di tutti, però, ha fatto il Movimento Cinque Stelle. Che s’è superato e, da solo, ha presentato più correttivi di quanti ne abbia proposti l’intera maggioranza: ben 1.671 emendamenti più 38 ordini del giorno. Per discuterli tutti ci vorrebbero sette anni. L’intenzione è fin troppo evidente: si punta a far scattare la tagliola in modo tale da tacciare governo e maggioranza di illiberalità parlamentare. Ma, di emendamenti su cui davvero l’opposizione ritiene di dover puntare, tra i quasi 4mila presentati, ce ne sono appena sedici. Tanti, difatti, sono quelli “comuni” cofirmati da Pd, M5s e Avs. E sì, esatto. È proprio questa la notizia politica di giornata. Azione, e quindi Carlo Calenda, hanno deciso di voltare le spalle al campo largo del progressismo e della sinistra. Gli daranno del traditore, gli affibbieranno volontà inciuciste col governo. La realtà è che c’è stata la corsa a sinistra e il Pd s’è perso il centro moderato per strada per inseguire il populismo dei 5S e dei rossoverdi di Bonelli e Fratoianni.
Dal punto di vista delle novità “economiche” e che quindi più interessano ai cittadini, la notizia che spunta dal dibattito sulla manovra è quella che riguarda l’ipotesi di una tassa sull’oro. L’obiettivo sarebbe quello di portare nelle casse dello Stato fino a due miliardi di euro. Soldi che, secondo quanto si legge in un emendamento di Forza Italia, dovrebbero “sostituire” il mancato introito che deriverebbe allo Stato dalla cancellazione della norma legata alla tassazione dei dividendi. Le stime contenute in una relazione tecnica a supporto dell’emendamento riferiscono che, nelle case degli italiani, nei forzieri delle banche, nelle cassette di sicurezza, giacciono quasi 5mila tonnellate di oro e che la tassa, prevista nell’aliquota agevolata del 12,5%, riguarderebbe solo i lingotti, le monete da collezione, le placchette più pesanti di un grammo, insomma l’oro da investimento. Una quantità che si riduce a non più di 1.500 tonnellate, per un valore stimato in circa 167 miliardi di euro. L’emendamento prevede che l’imposta sostitutiva vada versata “entro il 30 settembre 2026, con facoltà per il contribuente di rateizzazione degli importi complessivamente dovuti fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dal 30 settembre 2026”. La reazione alla proposta non s’è fatta attendere. E mentre il ministro Tommaso Foti chiedeva calma e di attendere il testo dell’emendamento alla Manovra in Parlamento, le accuse sull’oro si sono sprecate. Da Avs è piombata l’anatema: “Aiutano gli evasori”. Landini, che è ormai un soggetto politico a sé stante, rievoca, a torto, le fedi donate alla Patria: “Un governo che arriva a pensare di poter tassare l’oro mi dà l’idea che siamo alla frutta – ha dichiarato a La7 -. Questa cosa è avvenuta quando andavamo in guerra. Penso a quello che ha la catenina d’ oro e che ha delle difficoltà, ma penso anche che questa è una forma di condono”. Tenta una sintesi il M5s che parla di “condono e saccheggio”. Resta in piedi, oltre ai temi ormai assodati di questa Manovra, pure l’ipotesi della minitassa sui pacchi provenienti da fuori Ue, in linea con le iniziative europee per contrastare il fast fashion e, soprattutto, l’offensiva cinese sull’economia continentale. Tra le proposte avanzate dalla maggioranza c’è la cancellazione dell’aumento della cedolare secca sui fitti brevi (Fi), la riapertura dei termini per la sanatoria edilizia (Fdi) mentre la Lega, che ha proposto 500 emendamenti, punta a congelare gli aumenti dell’età pensionabile, a stangare ancora di più le banche e a vendere le quote detenute dall’Italia nel Mes. Sarebbe un’operazione, questa, da 15 miliardi.
Torna alle notizie in home