Confedilizia approva il piano del governo, Manfredi (Anci) scarica ogni responsabilità dei Comuni sulle tasse troppo alte
di Martino Tursi -
Al via gli incontri della premier Giorgia Meloni con le parti sociali a Palazzo Chigi, in vista della manovra, 11 novembre 2022. La prima riunione è iniziata con i sindacati Confsal, Cisal, Usb e Confintesa. A seguire la seconda riunione con le associazioni delle imprese, 24 le sigle invitate al tavolo: Confindustria, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Cna, Confimi, Casartigiani, Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione, Alleanza cooperative, Federterziario, Confservizi, Confetra, Ania, Abi, Ance, Cia, Copagri, Confedilizia, Confprofessioni, Unsic e Unicoop. Per il governo sono presenti i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze), Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), Marina Calderone (Lavoro e Politiche sociali), Raffaele Fitto (Affari europei, Politiche di coesione e Pnrr) e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari.
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Dove c’è un Piano, c’è Casa. La Meloni presenta la strategia del governo alle imprese di Confedilizia. E in un messaggio mette in fila gli obiettivi e i traguardi che l’esecutivo si pone. La vicenda è fin troppo nota. Non ci sono abbastanza case per tutti, i prezzi sono fuori portata per tante, troppe, persone e nel frattempo la legislazione, fino a qualche tempo fa, era ritenuta estremamente penalizzante dai proprietari. Che rischiavano di ritrovarsi con inquilini morosi e “inattaccabili” nei loro appartamenti. E a questo punto, piuttosto che metterli sul mercato delle locazioni lunghe, hanno preferito o investire negli affitti brevi oppure chiuderli, sbarrarli.
Il piano Casa di Meloni
Meloni rivendica che quello licenziato dal governo è un “piano ambizioso e strutturale, con cui mettiamo a disposizione fino a 10 miliardi di euro per raggiungere un obiettivo minimo: rendere disponibili oltre 100 mila alloggi in 10 anni”. Numeri importanti che tradiscono un’ispirazione di fondo. “Per noi, chi possiede una casa ha il diritto di vedere la proprietà tutelata dallo Stato, mentre chi non ce l’ha deve essere aiutato e sostenuto ad acquistarla ad un prezzo giusto. Diritti che non sono in conflitto, come dice erroneamente qualcuno, ma che invece si sostengono a vicenda”, chiosa la premier. Che aggiunge: “È un punto di vista che so bene essere anche il vostro, e anche per questo voglio ringraziarvi per il contributo che avete assicurato nella scrittura di questi provvedimenti. Perché il Piano Casa, così come il disegno di legge sugli sfratti, non sono iniziative calate dall’alto ma sono il frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto categorie economiche e produttive, parti sociali, Regioni e Comuni. Continueremo a lavorare, nelle settimane e nei mesi che verranno, affinché queste misure possano diventare realtà concreta”.
Il nodo sfratti
Confedilizia, difatti, ha promosso il Piano Casa presentato dal governo. Ma resta in attesa di comprendere come funzioneranno le nuove norme anti-morosi. Meloni, su questo punto, è netta: “Se con il Decreto Sicurezza combattiamo le occupazioni abusive, con il disegno di legge sugli sfratti approvato di recente in Consiglio dei ministri fissiamo tempi certi e rapidi per il rilascio degli immobili occupati senza titolo, perché il contratto di affitto è scaduto o l’inquilino non paga il dovuto”. Una condizione, purtroppo, fin troppo comune. “Troppo spesso, oggi i proprietari affrontano un vero e proprio calvario per tornare in possesso del proprio immobile. E, questo, oltre ad essere ingiusto, crea un danno economico e sociale enorme. Ecco perché abbiamo deciso di tagliare i tempi per l’esecuzione degli sfratti e introdurre una procedura d’urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e, quindi, il rilascio dell’immobile”.
La difesa (debole) dei sindaci Anci
Ma c’è un altro tema che non lascia dormire la notte i proprietari di casa. E si tratta delle tasse. “I sindaci non sono i nemici”, ha provato a difendersi Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli, nella sua posizione di presidente dell’Anci. Che ha scaricato tutte le colpe sul governo e, in particolare, sul federalismo fiscale. “Il fatto che, quando si è stabilito nell’ambito del federalismo fiscale che si sono ridotti i trasferimenti ai Comuni, i trasferimenti ai Comuni sono stati sostituiti con la riscossione dell’Imu. Quindi i Comuni sono diventati quelli che tassano la casa, ma non sono i Comuni che tassano la casa, è semplicemente un principio di compensazione”. Sulle tasche dei cittadini, però. Troppo spesso ritenuti ricchi perché hanno ricevuto in eredità l’abitazione in cui nonni e genitori hanno riversato i risparmi di una vita.