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Politica

Meloni all’Europa: energia, Ucraina e sicurezza al centro

Nelle comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la premier ha chiesto una risposta comune

di Ernesto Ferrante -


Giorgia Meloni si presenta al Consiglio europeo con un messaggio chiaro. Il vero freno alla competitività dell’Europa non è la regolazione, ma il costo dell’energia. Davanti al Senato, la presidente del Consiglio ha sostenuto che l’Unione non può chiedere alle proprie imprese di competere sui mercati globali continuando a imporre costi energetici nettamente superiori rispetto ai concorrenti internazionali. “La decarbonizzazione non può diventare deindustrializzazione”, ha ribadito la premier, indicando nelle tensioni geopolitiche e nelle fragilità delle catene di approvvigionamento una delle principali minacce alla crescita europea.

Ucraina, affondo contro l’intesa Trump-Mosca

Sul conflitto ucraino, Meloni ha espresso una netta contrarietà all’accordo sul gasolio russo annunciato dall’amministrazione Trump, definendolo una scelta rischiosa che potrebbe rafforzare economicamente e politicamente il Cremlino. La linea del governo, ha assicurato, resta invariata: sostegno a Kiev, pressione sulla Russia e piena unità euro-atlantica. Al tempo stesso, la presidente del Consiglio ha chiesto che l’Europa smetta di essere spettatrice del processo negoziale e si presenti ai tavoli diplomatici con una sola voce. Due esigenze inconciliabili.

Un inviato europeo per la pace

Da qui la proposta di nominare un inviato speciale dell’Unione per l’Ucraina, capace di rappresentare tutti i Ventisette. Un passaggio che suona anche come una critica implicita al formato E3 di Francia, Germania e Regno Unito, accusato di muoversi senza un mandato condiviso dall’intera Europa. Per Palazzo Chigi, il futuro assetto di sicurezza del continente non può essere deciso senza un ruolo politico diretto dell’Unione europea. La soluzione, già ventilata, non ha scaldato i cuori a Bruxelles e dintorni.

Difesa e sicurezza, scontro con le opposizioni

Meloni ha difeso le spese per la difesa, respingendo le accuse di chi sostiene che sottraggano risorse a sanità e scuola. “Chi racconta che più sicurezza significa meno welfare mente sapendo di mentire”, è stata in sostanza la replica della premier. Nel mirino anche gli attacchi ibridi attribuiti alla Russia. L’Italia porterà a Bruxelles la richiesta di una maggiore protezione delle infrastrutture strategiche e di un rafforzamento delle capacità europee nel settore anti-drone e antimissile.

Medio Oriente, equilibrio difficile

Sul fronte mediorientale, la premier ha confermato il sostegno alla sicurezza di Israele, ricordando il 7 ottobre come “il più orrendo pogrom dai tempi della Shoah”. Ma ha anche assunto una posizione critica verso alcune scelte del governo israeliano. La presidente del Consiglio ha definito illegali gli insediamenti in Cisgiordania, ha giudicato “intollerabile” la pressione sui palestinesi e ha chiesto un aumento immediato degli aiuti umanitari a Gaza. L’obiettivo, ha spiegato, è verificare se esistano le condizioni politiche perché Hamas deponga le armi e si apra una fase di ricostruzione.

La linea italiana

Dal costo dell’energia alla guerra in Ucraina, fino alla crisi mediorientale, il messaggio portato da Giorgia Meloni è politico prima ancora che diplomatico. Serve un’Europa più forte, più presente negli equilibri internazionali e meno dipendente dalle decisioni delle altre potenze occidentali. Una postura con cui Roma punta a ritagliarsi un ruolo centrale nel confronto che attende l’Unione nei prossimi mesi.

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