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Cronaca

Reati in calo dopo anni, ma crescono truffe online e denunce di minorenni

Indice della criminalità 2026. I dati del Viminale elaborati dal Sole 24 ore

di Priscilla Rucco -


Per la prima volta da diversi anni la curva dei reati denunciati in Italia torna a diminuire notevolmente. Nel 2025 le denunce registrate dalla Polizia sono state circa 2,36 milioni, 42.242 in meno rispetto all’anno precedente, con un calo dell’1,8%. Una flessione che trova conferma anche nel dossier diffuso dal Viminale a Ferragosto di quest’anno.

A fotografare la tendenza è la nuova edizione dell’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, costruito sui dati della banca dati interforze del Viminale e calcolato sulle denunce ogni 100 mila abitanti nelle province italiane. Il segno meno, tuttavia, non è uniforme: dipende in larga parte dalla frenata dei furti, mentre alcune tipologie di delitto continuano a salire.

Milano in testa, il Sud invece migliora

Quasi metà degli illeciti – oltre il 47% – si concentra nelle grandi aree urbane. Milano resta al primo posto della graduatoria e va in direzione opposta rispetto al resto del Paese con ben 228.287 denunce, lo 0,6% in più, oltre 7mila ogni 100 mila residenti. Seguono Firenze (63.010 denunce, -2,9%), Roma (257.483, -5,3%), Bologna (62.058, -0,3%) e Torino (123.815, -4,3%).

Completano la top ten Rimini, Genova, Prato, Venezia e Livorno. In fondo alla classifica, tra i territori con meno denunce, figurano Pordenone, Benevento, Enna, Potenza e Oristano. Preoccupa la Lombardia, dove l’aumento è diffuso: Lodi segna +12,1%, Varese +6,2%, Sondrio +5,6%. L’incremento più netto in assoluto riguarda però Aosta, cresciuta del 15,1%. Il Mezzogiorno va in senso contrario: in Sicilia calano otto province su nove, con Ragusa a -11,3% e Catania a -10,5%, e il segno meno prevale anche in Campania, da Caserta (-4,8%) a Napoli (-1,6%), oltre che nella maggior parte delle province pugliesi e calabresi, con le sole eccezioni di Brindisi e Cosenza.

Omicidi in calo dal lontano 1950

Il dato più significativo riguarda i furti, scesi sotto la soglia del milione per la prima volta dal 2022: 992.660, il 5,9% in meno. Diminuiscono soprattutto quelli sulle auto in sosta (-16%), in appartamento (-8,7%) e con destrezza (-6%), e calano anche le rapine in strada (-7,7%).

Gli omicidi volontari passano da 326 a 289, il livello più basso dal 1950, pari soltanto a quello del 2020 segnato dai lockdown, mentre i tentati omicidi scendono a 993 (-13,1%). In flessione anche le violenze sessuali denunciate (-2,8%), un numero che va però letto con prudenza, perché molte vittime continuano a non rivolgersi alle autorità – per timore o vergogna. Sul fronte opposto crescono, invece, le truffe e le frodi informatiche, arrivate a 298.651 (+4,4%), i danneggiamenti (+3,9%), le percosse (+3,4%), le estorsioni (+1,4%) e soprattutto gli incendi, saliti del 18,7%.

A preoccupare sono i minorenni

Il capitolo più delicato resta quello dei reati commessi dai minorenni.. Nel 2025 le segnalazioni dei giovani denunciati o arrestati sono state 39.600, contro le 38.247 dell’anno prima, con un balzo del 34% rispetto al 2019. Pesano per il 4,7% del totale delle persone segnalate, ma nelle rapine in pubblica via oltre un quarto dei segnalati, il 25,8%, non ha ancora compiuto diciotto anni. L’incidenza più alta si registra a Sondrio (9,7%) e a Modena (8,3%). Quanto agli stranieri, le segnalazioni sono 292.820, il 35,1% del totale, con punte vicine al 60% nella provincia di Prato.

La diminuzione non è sempre positiva

La diminuzione complessiva è una notizia positiva, ma non autorizza letture trionfalistiche. L’indice misura le denunce, non i reati effettivamente commessi: dove la fiducia nelle istituzioni è bassa o la propensione a denunciare è scarsa, le cifre possono sottostimare la realtà, come accade per le violenze di genere. Il calo dei furti, inoltre, si accompagna allo spostamento della criminalità predatoria verso la rete, dove truffe e raggiri informatici colpiscono spesso anziani e persone meno esperte. Ma il segnale che scoraggia è quello relativo ai ragazzi.

Un aumento di un terzo in sei anni, con una presenza così marcata nelle rapine di strada, chiama in causa le famiglie, la scuola, i servizi sociali e le politiche per le periferie, più che il solo apparato repressivo. Contrastare la devianza minorile significa intervenire prima che il reato si compia. E per fare questo bisogna trovare delle soluzioni su come evitare l’abbandono scolastico, la solitudine/noia e l’assenza di modelli da seguire – e non delinquenti da emulare. È su questo terreno, più che sulle classifiche, che si misurerà la sicurezza degli anni che verranno.

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