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Politica

Meloni disumana per l’Albania, Sanchez politicamente corretto se appalta i migranti alla terra degli schiavi

di Alessandro Scipioni -


Esiste un abisso di ipocrisia nel modo in cui l’apparato dei media allineati ai salotti buoni d’Europa propina una narrazione delle politiche migratorie a seconda della casacca politica di chi le governa.

Quando un esecutivo di centrodestra sperimenta accordi fuori dai confini comunitari per gestire i flussi il sistema mediatico insorge urlando al fascismo e scomodando i massimi sistemi della democrazia. Ma quando a stringere patti di ferro per deportare e bloccare i migranti è un leader della sinistra osannato come Pedro Sanchez allora cala un silenzio assordante e complice che trasforma il carnefice in un santo laico del progressismo internazionale. Laura Tecce lo ha coerentemente fatto notare.

Migranti e schiavitù: il paradosso

Il paradosso e la crudeltà di questo doppio standard emergono con tutta la loro violenza quando si guarda al paese scelto dal premier spagnolo per arginare le partenze verso le Canarie. Sanchez finanzia profumatamente la Mauritania, un territorio che rappresenta una delle realtà più oscure e spaventose del pianeta sul fronte dei diritti umani. Stiamo parlando della terra dove la schiavitù per discendenza non è un reperto storico ma una piaga sociale ancora drammaticamente radicata e viva, dove migliaia di esseri umani continuano a nascere proprietà di altri, costretti a subire abusi indicibili senza alcuna tutela legale o via di fuga.

La schiavitù

La Mauritania è stata l’ultimo paese al mondo ad abolire formalmente la schiavitù, soltanto nel 1981.

Tuttavia, nei fatti, il sistema sopravvive. La combinazione di un diffuso analfabetismo, l’isolamento ambientale, la totale dipendenza economica impedisce alle vittime di conoscere i propri diritti e di denunciare. Sebbene su carta le associazioni per la tutela delle vittime possono intervenire, chi tenta concretamente di aiutare gli schiavi a ribellarsi subisce gravi intimidazioni e arresti, lasciando migliaia di persone prigioniere di un’impunità radicata. Stiamo parlando anche di bambini che nascono che vengono utilizzati sin da piccoli come se fossero mera proprietà di altre persone.

Il politicamente corretto?

Mentre i guardiani del politicamente corretto si stracciano le vesti urlando allo scandalo per i centri in Albania, uno Stato europeo che rispetta lo stato di diritto, i parametri occidentali e le garanzie costituzionali; nessuno osa fiatare di fronte alle retate, alle violenze e alle deportazioni sommarie alle quali sono esposti i migranti nella terra degli schiavi per mano delle autorità mauritane (antitetiche a qualunque standard occidentale in materia di diritti umani) con la benedizione e i fondi di Madrid.

Per informare i sinistri che giudicano gli stati civili in base a come trattano gli omosessuali, in Mauritania l’omosessualità è illegale e repressa in applicazione della Sharia. La legge prevede la pena di morte per lapidazione pubblica per gli uomini musulmani adulti che commettono atti omosessuali, mentre per le donne sono previste pene detentive.

Mandare la gente a due passi dai mercati umani e dai campi di detenzione di uno stato che non ha mai sradicato la schiavitù viene fatto passare sotto silenzio, coperto dalla patina intoccabile del leader di sinistra illuminato.

Questa ipocrita mistificazione dimostra come per la sinistra i diritti umani non siano un valore universale da difendere ma una clava ideologica da usare a intermittenza contro gli avversari politici.

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