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Politica

L’azzardo di Conte e l’alleanza obbligata con Vannacci

Come possono figure come Fratoianni e Bonelli giustificare il sostegno incondizionato alla linea atlantista e agli aiuti militari a Kiev senza azzerare il consenso ideologico che gli è rimasto?

di Alessandro Scipioni -


​L’ultima uscita di Giuseppe Conte su Ucraina e primarie rappresenta un contropiede politico raffinato quanto spietato, capace di mettere a nudo tutte le contraddizioni di un centrosinistra ostaggio dei propri dogmi e della troppa eterogeneità dei suoi componenti.

L’ex premier si muove con la consueta spregiudicatezza, forte di un vantaggio di fondo. Elly Schlein è percepita dall’elettorato moderato come una scommessa a perdere contro Giorgia Meloni.

La segretaria del Partito Democratico sconta un duplice limite strutturale. Da un lato i sondaggi la condannano chiaramente a perdere contro l’attuale Presidente del Consiglio; dall’altro si è ritrovata a scalare la nomenklatura dem appoggiandosi ai massimalisti della sinistra più radicale.

​Il quesito

Qui si palesa il tallone d’Achille del Campo Largo. Come possono figure come Fratoianni e Bonelli giustificare il sostegno incondizionato alla linea atlantista e agli aiuti militari a Kiev senza azzerare il consenso ideologico che gli è rimasto?

Quelli che vivono sventolando le bandiere della pace dovrebbero gridare sì alla guerra. E come può farlo lo stesso Conte, che su questo terreno consuma la sua rottura tattica?

L’ex Premier tira dritto sapendo benissimo che la posizione del Nazareno è blindata dai diktat di Bruxelles e dunque indifendibile davanti al proprio elettorato pacifista. Ha trovato la rottura che dà la spinta per le primarie.

Ma c’è di più. Conte ha una visione temporale molto più lucida dei suoi presunti alleati, sa perfettamente che il governo non cadrà in autunno. Non ci saranno le condizioni per una crisi pilotata e un ritorno immediato alle urne prima che il Parlamento completi la manovra finanziaria. L’orizzonte reale della verifica elettorale si sposta inevitabilmente alla primavera.

​L’analisi

Mentre alcuni strateghi del centrodestra guardano a questa scadenza con sollevamento, bisognerebbe porsi qualche interrogativo in più. Conte non è il tipico grillino improvvisato e urlatore; ragiona sulle crepe profonde che si apriranno durante la stagione fredda. Il quadro mediorientale resta incandescente, la crisi energetica legata al blocco del gas russo continua a pesare come un macigno e la tenuta sociale rischia di saltare proprio alla vigilia della primavera. È lì che l’ex premier vuole colpire, intercettando la rabbia del Paese reale. Ecco perché tanti strateghi da caffè di centrodestra dovrebbero pensare se sia veramente opportuno votare a primavera. Se puoi sceglierti il terreno, è un suicidio scegliere quello più favorevole all’avversario.

​Nonostante le tensioni, la reazione scomposta del centrosinistra, con Bonaccini e i riformisti costretti a recitare il mantra dell’unità a tutti i costi, dovrebbe insegnare qualcosa anche a casa nostra.

Spesso si discute con apprensione della presenza di Roberto Vannacci nel perimetro del centrodestra, dimenticando la realtà dei numeri e della competizione politica. In un sistema complesso, allargare i confini della coalizione comporta eterogeneità, ma se la sinistra imbarca tutto pur di rastrellare un voto in più, la destra ha il dovere di fare i conti con la realtà.

​Tenere fuori Vannacci sarebbe un suicidio politico ed elettorale per Giorgia Meloni. Significherebbe regalargli cinque anni di tribuna d’opposizione pura, trasformandolo nel capo indiscusso della piazza e del dissenso sociale nei momenti di crisi, per poi magari additare Palazzo Chigi come l’unico responsabile di una sconfitta evitabile.

Meloni ha dimostrato di guidare con polso il Paese e ha davanti a sé non solo la prospettiva di completare un intero ciclo di governo, ma anche l’ambizione di blindare riforme costituzionali profonde. Per farlo serve una coalizione ampia.

Il Movimento 5 Stelle ha pagato duramente la transizione dalla protesta di piazza alla responsabilità di governo, sgonfiandosi pur mantenendo uno zoccolo duro. Il modo migliore per sterilizzare le spinte radicali e contenere il fenomeno Vannacci non è esiliarlo, ma governarlo dentro una cornice di maggioranza. Ad altri di fatto gli si consegna il monopolio della rappresentanza della rabbia sociale sempre più diffusa nel Paese.

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