Bianco come il latte, nero come il peccato
Quando il latte materno finisce nel mercato nero e l’innocenza diventa perversione.
Il latte materno è diventato merce. Non nei reparti ospedalieri, ma nei messaggi privati, nei gruppi chiusi, negli hotel anonimi. Si compra e si vende come fosse un integratore raro, un fluido miracoloso, un feticcio. Le madri rispondono perché hanno bisogno. Gli uomini comprano perché hanno fantasie che non sanno nominare. Il resto scorre nell’ombra, senza regole né pudore.
I vampiri bianchi
In mezzo a questo traffico ci sono i “vampiri bianchi”. Non mordono, pagano. Cercano latte materno come scorciatoia emotiva. Non vogliono una donna: vogliono una madre. Non cercano erotismo: cercano regressione. Il latte diventa simbolo di cura, dipendenza, intimità rubata. Chiedono di vedere il gesto, di assistere alla poppata, di ricevere il latte “direttamente”. È voyeurismo travestito da nutrizione. Un teatro perverso fatto di richieste goffe, soldi offerti male, incontri che non hanno nulla di trasgressivo e tutto di triste. La donna non è persona: è funzione. Un corpo ridotto a servizio e il seno ridotto a ruolo. Il latte, caldo e primordiale, diventa il fluido perfetto per chi vuole tornare indietro senza guarire niente. Il fenomeno non nasce dal piacere, ma dalla solitudine.
Il mercato globale e la nostra indifferenza
Il mercato non è solo europeo. Negli Stati Uniti il latte viene venduto come superfood per sportivi e fanatici del “naturale”, con prezzi che cambiano in base all’età e allo stile di vita della donatrice. In Asia il costo è più basso, ma il rischio più alto: meno controlli, più povertà, più vulnerabilità. In Europa le inchieste parlano di 100 euro per 100 millilitri, con cifre che aumentano se la consegna diventa scena. In Italia il fenomeno “non esiste”, ma scorre negli stessi canali: Telegram, contatti privati, trattative rapide. Il silenzio è più forte del mercato stesso.
Il latte materno, che dovrebbe nutrire, qui alimenta altro. Un vuoto, un bisogno, una fantasia che non si può dire ad alta voce. Le donne vendono perché non hanno alternative. Gli uomini comprano perché non hanno strumenti. E il corpo femminile, ancora una volta, diventa terreno di scambio.
La parte più amara è che tutto questo non sorprende più. Ci si abitua a tutto, anche a un fluido intimo che diventa valuta. Anche a un desiderio che si traveste da innocenza. Anche a un mercato che cresce proprio perché nessuno vuole guardarlo davvero. In fondo, è più comodo pensare che siano storie marginali. Ma il margine, ormai, è diventato centro. E il latte, che nasce per dare vita, finisce per raccontare una mancanza che non sappiamo più nominare.
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