Donald Trump vuole un accordo di pace per l’Ucraina entro il prossimo 4 luglio, giorno in cui celebrerà il 250mo anniversario dell’approvazione della Dichiarazione di Indipendenza del 1776. La rivelazione di Bloomberg è arrivata in un giorno che ha certificato tutte le difficoltà di un processo negoziale che stenta a decollare. La fine delle ostilità sembra ancora molto distante.
Zelensky sulla guerra e i negoziati
“Abbiamo bisogno della pace, ma dobbiamo prepararci ad altri scenari e a qualsiasi altra sfida russa”, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aprendo in collegamento video da Kiev la riunione della “Coalizione dei Volenterosi” con il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron. Dopo aver ringraziato gli alleati per il supporto ricevuto, Zelensky ha sottolineato che “abbiamo bisogno che l’Europa partecipi ai negoziati”. Una richiesta che ricalca quelle infruttuose degli anni precedenti. Il presidente ucraino ha riferito che ci saranno ulteriori colloqui nel formato trilaterale con gli Stati Uniti e la Russia “durante questa settimana o nei prossimi 10 giorni”.
La posizione dell’Europa
Il Parlamento Europeo ha adottato in una mini plenaria una risoluzione non legislativa, con 437 voti a favore, 82 contrari e 70 astenuti, in cui condanna l’operazione militare speciale “illegale e ingiustificata” di Mosca contro Kiev, definendola una “palese violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”. Gli eurodeputati ritengono la Federazione russa, la sua leadership e le autorità della vicina Bielorussia, pienamente responsabili del conflitto, dei crimini di guerra e di aggressione. Denunciano inoltre “con fermezza” il coinvolgimento dei regimi iraniano e nordcoreano. Parole e atti uguali a quelli degli anni precedenti, a dimostrazione di un sostanziale “congelamento” delle posizioni. Le passerelle nella capitale europea dei vertici di Bruxelles vanno nella stessa direzione.
L’esortazione di Zuppi
Il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, a margine dell’incontro “Per continuare a parlare di pace” nella Sala Fanti dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna a Bologna, ha auspicato che l’Europa “scelga di aiutare più che può la composizione, il dialogo per mettere fine a questa tragedia, che ogni giorno che passa vuol dire persone che non tornano a casa e sofferenze che durano tutta quanta la vita”.
Il sostegno del governo italiano all’Ucraina
Nel quarto anniversario dell’inizio delle ostilità, il Governo italiano ha rinnovato “la propria solidarietà e vicinanza alle Istituzioni e alla popolazione ucraina”. “L’Italia – ha spiegato la Presidenza del Consiglio in una nota diffusa al termine della ‘call dei Volenterosi‘, alla quale ha preso parte anche la premier Giorgia Meloni – concorre con determinazione agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. In questa prospettiva, il Governo sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti e partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. La risoluzione del conflitto rappresenta, secondo l’esecutivo italiano, “un interesse strategico europeo prioritario”.
L’avvertimento della Russia
Affrontare la questione della espansione della Nato militarmente o politicamente è essenziale per la Russia. Senza una tale risoluzione, non sarà possibile raggiungere un accordo sulla questione ucraina. A lanciare l’avvertimento è stata la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in risposta alle accuse del presidente ucraino Zelensky di “violazioni del Memorandum di Budapest” da parte del Paese di Putin.
Commentando le informazioni provenienti dal Servizio di Intelligence Estero russo su presunti piani franco-britannici di dotare l’Ucraina di componenti e tecnologie nucleari, Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, sul suo canale Max ha paventato addirittura la possibilità di un attacco nucleare contro Regno Unito e Francia. Pace? A giudicare dal contesto e dai contenuti, la guerra continua. Come prima, più di prima.