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Esteri

Negoziati Iran-Usa: è guerra (pure) di notizie, ma qualcosa si muove

Le conseguenze del conflitto sono difficili da prevedere

di Ernesto Ferrante -


La risposta ai 15 punti proposti dagli Stati Uniti è stata inviata mercoledì sera tramite intermediari e l’Iran è in attesa di una mossa della controparte. Tra le cinque condizioni poste da Teheran per mettere fine alla guerra figurano il pagamento dei danni causati dai bombardamenti di Washington e Tel Aviv e il riconoscimento della sovranità della Repubblica islamica sullo Stretto di Hormuz come “diritto naturale e legale dell’Iran”.

La mediazione del Pakistan

Colloqui indiretti tra Usa e Iran avvengono tramite messaggi trasmessi dal Pakistan – ha scritto su X il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq DarIn questo contesto gli Stati Uniti hanno condiviso 15 punti, che sono in fase di valutazione da parte dell’Iran”. Il capo della diplomazia di Islamabad ha aggiunto che Turchia ed Egitto, insieme ad altri Paesi che al momento non vengono indicati, “hanno esteso il loro sostegno a questa iniziativa”.

L’annuncio di Trump e i preparativi dell’Iran

Donald Trump ha reso noto che le autorità iraniane ha autorizzato il transito dallo Stretto di Hormuz di dieci petroliere come “regalo” nell’ambito delle trattative in corso. Il gesto, ha spiegato il presidente americano parlando al suo governo, dimostra come Washington “stia negoziando con le persone giuste”. Una professione di ottimismo che contrasta con una realtà fatta di sfiducia e sospetti.

L’Iran sarebbe pronto a mobilitare oltre un milione di combattenti nell’eventualità di un’invasione di terra da parte degli Stati Uniti. Stando all’agenzia Tasnim, le forze sarebbero già state organizzate per uno scenario di questo tipo nel sud del Paese. Negli ultimi giorni si sarebbe registrato un grande afflusso di volontari verso i centri di reclutamento dei Basij, dei Pasdaran e dell’esercito regolare. “Si è creato un forte entusiasmo tra i combattenti per trasformare il territorio iraniano in un inferno per gli Stati Uniti”, ha rivelato un funzionario a condizione di anonimato.

Ghalibaf rifiuta gli ultimatum Usa

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è tra i più scettici rispetto alla possibilità di una svolta diplomatica. Attraverso i social ha indirizzato una chiamata alle armi ai suoi connazionali: “Popolo iraniano, campione della nazione! Le vostre 25 notti trascorse nelle strade e i sacrifici delle forze armate hanno creato le condizioni per una vittoria storica per il nostro Iran. Nessuno può imporre ultimatum all’Iran e al suo popolo. I vostri figli non lasceranno sfuggire questa occasione e proseguiranno fino alla piena vittoria, spezzando definitivamente il ciclo distruttivo di ‘guerra-cessate il fuoco-guerra’”.

Nuovi raid israeliani contro le autorità di Teheran

Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver ucciso i vertici della Marina del Corpo dei Guardiani della rivoluzione, incluso il suo comandante Alireza Tangsiri e il capo dell’intelligence della Marina Behnam Rezaei. Il raid aereo notturno dell’aeronautica israeliana nella città portuale iraniana di Bandar Abbas è stato effettuato mentre Tangsiri era impegnato in un incontro con alti ufficiali. Per le Idf “nel corso degli anni è stato responsabile di attacchi contro petroliere e navi mercantili e ha minacciato la libertà di navigazione e di commercio nello Stretto di Hormuz”.

La cautela della Russia e le previsioni di Putin

La Russia sta seguendo “molto da vicino la situazione in Medio Oriente per vedere i prossimi passi”, ma “per ora è difficile pensare a uno scenario peggiore. Per ora le cose si stanno sviluppando secondo lo scenario peggiore”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando che “questa guerra va fermata”. “Tutte le opzioni di forza per risolvere la questione nella regione sono cariche di conseguenze molto gravi non solo su scala regionale, ma anche su scala globale”, ha proseguito Peskov, precisando che “qualsiasi azione che possa ristabilire la pace merita il pieno appoggio”.

Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente sono difficili da prevedere, ma l’impatto potrebbe essere molto simile a quello della pandemia di Covid-19. A sostenerlo è il presidente russo Vladimir Putin, secondo cui il conflitto in Iran sta causando danni significativi alla logistica, alla produzione e alle catene di approvvigionamento internazionali, mettendo in grande difficoltà le aziende che operano nei settori chiave degli idrocarburi, dei metalli e dei fertilizzanti.


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