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Esteri

Nepal, la conta dei dispersi sale ancora: soccorsi allo stremo

Il Paese chiede assistenza tecnica internazionale per affrontare una crisi che supera le sue capacità operative

di Ernesto Ferrante -


Il bilancio dei dispersi in Nepal continua a salire, e la cifra, 2.462 persone, restituisce la dimensione di una tragedia che si allarga giorno dopo giorno. L’alluvione-lampo che ha devastato il confine himalayano con la Cina ha trasformato intere vallate in un ammasso indistinto di fango, detriti e acqua. Le autorità nepalesi per la gestione dei disastri hanno parlato di un evento “senza precedenti”, con un numero di dispersi quasi raddoppiato rispetto alle prime stime.

La violenza della colata ha travolto villaggi, infrastrutture e progetti idroelettrici, lasciando centinaia di persone intrappolate nei tunnel scavati nella montagna. È qui che si concentra la parte più drammatica dei soccorsi, con cunicoli invasi dal fango, crolli, acqua che continua a filtrare dalle pareti, visibilità quasi nulla.

Fango, tunnel e elicotteri che non riescono ad atterrare

Il portavoce dell’esercito, Raja Ram Basnet, ha descritto una situazione che sfiora l’impossibile. I soccorritori avanzano in condizioni estreme: “Gli strati di fango sono così spessi da impedire agli elicotteri di atterrare e decollare”, ha spiegato. Nelle aree più colpite, Temure, Syabrubesi, Mailung, i quattordici velivoli impegnati nelle operazioni riescono a operare solo a tratti, quando le condizioni lo permettono.

Nei tunnel la situazione è ancora più critica. Ieri mattina erano solo quattro le persone tratte in salvo dalle gallerie del progetto idroelettrico di Rasuwa. “Molti altri sono intrappolati, ma non sappiamo quanti”, ha ammesso Basnet. Le squadre lavorano in un ambiente instabile, dove ogni passo può provocare un nuovo cedimento. Secondo l’autorità nazionale per i disastri, oltre 4.400 persone sono state salvate dall’inizio della crisi. Ma il numero dei dispersi continua a crescere, segno che molte aree restano irraggiungibili.

Kathmandu chiede aiuto: servono ponti, tecnici e specialisti

Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha ammesso apertamente che il Paese non dispone delle competenze tecniche necessarie per affrontare alcune fasi dell’emergenza. “Abbiamo bisogno di assistenza straniera per il salvataggio delle persone intrappolate nei tunnel e per l’identificazione e la conservazione dei corpi”, ha dichiarato, citato dal Guardian.

Il Nepal ha chiesto a India e Cina l’invio urgente di ponti Bailey, strutture prefabbricate che possono essere montate rapidamente per ripristinare i collegamenti. Almeno venti ponti sono stati distrutti dall’alluvione, isolando intere comunità e rendendo impossibile il trasporto di mezzi pesanti e attrezzature di soccorso. Khanal ha precisato che l’aiuto internazionale è necessario per le attività specialistiche che richiedono tecnologie e competenze non disponibili nel Paese.

Una crisi che non accenna a fermarsi

Il quadro che emerge è quello di un Paese allo stremo, dove i soccorritori combattono contro una montagna che continua a cedere, contro il fango che inghiotte tutto e contro il tempo. Le autorità non sanno dire quanto a lungo potranno proseguire le operazioni. Il terreno è instabile, le infrastrutture distrutte, le condizioni meteorologiche in peggioramento. La tragedia del Nepal è ancora in corso, e ogni nuovo aggiornamento porta con sé numeri più pesanti, storie più drammatiche, e la consapevolezza che il bilancio finale potrebbe essere molto più alto.

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