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Esteri

Macron in Siria tra affari e bombe

Parigi perde influenza nel Sahel e tenta di ritagliarsi un ruolo nel Levante

di Ernesto Ferrante -


La visita di Emmanuel Macron in Siria è arrivata in un momento particolarmente delicato per la proiezione francese all’estero. Mentre Damasco lo ha accolto come primo leader europeo del dopo-Assad, Ouagadougou ha appena rotto i rapporti con Parigi, completando l’espulsione della presenza francese dal Burkina Faso.

Al-Sharaa investe la Francia come partner prioritario

Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa non si è limitato ai convenevoli. In un’intervista a Bfmtv ha riconosciuto apertamente il “ruolo molto costruttivo” della Francia nella transizione post-Assad e il sostegno al movimento rivoluzionario di matrice fondamentalista che ha portato alla caduta del vecchio regime. Una dichiarazione che vale come un’investitura a vari “livelli”. Per l’ex qaedista, la Siria ha una “posizione geografica importante” e “riveste un ruolo vitale”. “Vogliamo che la Francia sia il nostro primo partner in questo percorso”, ha aggiunto al-Sharaa.

Macron, dal canto suo, ha sostenuto che la Siria può diventare “un hub regionale” e la ricostruzione offrirà “opportunità per le imprese francesi”. Il presidente francese ha insistito sulla necessità di “aprire una nuova pagina di stabilità e pace”, ribadendo l’impegno per una Siria “sovrana e unita nella sua diversità”.

Parigi restituisce 51 milioni confiscati alla famiglia Assad

La Francia restituirà alla Siria 50 milioni di euro che erano stati confiscati a Rifaat al-Assad, zio del deposto presidente siriano Bashar al-Assad. “Più di 50 milioni di euro, provenienti dal sequestro di beni illeciti della famiglia dell’ex dittatore, saranno restituiti al popolo siriano per finanziare progetti di sviluppo concreti sul territorio”, ha annunciato il capo dell’Eliseo durante una conferenza stampa congiunta con il presidente siriano Ahmad al-Sharaa. Il documento firmato dai ministri degli Esteri dei due Paesi cita la somma di 51 milioni di euro.

Due esplosioni evidenziano la fragilità della nuova Siria

Parigi arretra nel Sahel, ma prova a riposizionarsi nel Levante. Se perde terreno in Africa, cerca di riconquistarlo in un Medio Oriente tutt’altro che stabile, come hanno dimostrato i due ordigni esplosi ieri mattina nei pressi dell’hotel dove alloggiava il presidente francese, che hanno provocato il ferimento del sottosegretario al Turismo, Faraj al-Qashqoush. Nella Siria attuale sono rimasti intatti tutti i fattori di instabilità che per anni Assad ha provato a controllare. Alawiti, drusi e gruppi legati all’Is non si fidano dell’ex esponente di Jabhat al-Nusra e temono di essere sacrificati sull’altare degli interessi di Turchia e Israele.


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