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L'intervista

Parla Tommaso Longobardi: “I social hanno amplificato Giorgia Meloni, non l’hanno creata”

di Igor Righetti -

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Come si costruisce una leadership nell’epoca dei social network? Quali strategie permettono di trasformare una presenza online in una relazione stabile con milioni di cittadini? Sono alcune delle domande alle quali risponde Tommaso Longobardi in “Senza maschera – L’ascesa social di Giorgia Meloni raccontata dal suo stratega”, il volume pubblicato da Guerini e Associati che ripercorre dall’interno l’evoluzione della comunicazione digitale dell’attuale presidente del Consiglio.

Il nuovo libro di Tommaso Longobardi: “Senza maschera

Il libro descrive un percorso cominciato con le prime dirette Facebook, proseguito attraverso campagne elettorali sempre più strutturate e culminato nella costruzione di una vasta comunità digitale che ha accompagnato l’ascesa politica di Giorgia Meloni fino a Palazzo Chigi. Un’esperienza che ha portato la leader di Fratelli d’Italia a diventare il presidente del Consiglio con il più ampio seguito social nell’Unione europea. Nel racconto trovano spazio strategie, intuizioni, retroscena, risultati raggiunti e anche gli errori commessi lungo un cammino che ha visto Fratelli d’Italia crescere dal 4% dei consensi fino alla guida del governo italiano.

Oggi la comunicazione politica non può più essere considerata soltanto uno strumento di supporto all’azione pubblica. Nell’ambiente digitale contemporaneo rappresenta un elemento centrale nella costruzione del rapporto tra leader e cittadini. La sfida non è semplicemente ottenere visualizzazioni o aumentare il numero dei follower, ma generare fiducia, rafforzare l’identità e alimentare un autentico senso di appartenenza. In uno scenario sempre più competitivo e veloce, coerenza, immediatezza e autenticità sono diventate caratteristiche decisive per consolidare una leadership nel tempo.

Chi è Tommaso Longobardi

Classe 1991, laureato in Scienze e Tecniche psicologiche, Tommaso Longobardi lavora nel settore della comunicazione digitale dal 2014. Dopo l’esperienza professionale maturata in Casaleggio Associati, dal 2016 si è dedicato alla comunicazione politica e dal 2018 segue la strategia digitale di Giorgia Meloni. È autore anche del volume “Comunicazione politica nell’era digitale” e attualmente ricopre l’incarico di responsabile della comunicazione digitale del presidente del Consiglio.

Durante la sua attività professionale ha sviluppato un approccio fondato sulla costruzione dell’identità, sulla coerenza narrativa e sul rapporto diretto con le comunità online. In questa intervista approfondisce il lavoro svolto dietro le quinte della comunicazione politica digitale, le scelte che hanno accompagnato la crescita della leader di Fratelli d’Italia e la sua visione dell’evoluzione dei social media nel rapporto tra politica e cittadini.

L’intervista

Che cosa ha imparato durante l’esperienza alla Casaleggio Associati che ancora oggi applica nel suo lavoro?
“Ho imparato a guardare oltre il presente e a cercare di immaginare quale sarà il cambiamento sociale, sia nella comunicazione sia nella politica. Ricordo quanto fossero già proiettati verso il futuro della comunicazione politica e come siano riusciti ad anticipare dinamiche che poi sono diventate centrali per tutti”.

Perché ha deciso di scrivere “Senza maschera” proprio adesso? E se dovesse riassumere in una frase il messaggio principale del libro, quale sarebbe?
“Perché in questi nove anni di lavoro con Giorgia Meloni ho spesso assistito a ricostruzioni esterne del mio percorso professionale e delle scelte comunicative che abbiamo compiuto. Sentivo l’esigenza di raccontare la mia versione dei fatti, spiegare le dinamiche e le motivazioni che hanno portato a determinate decisioni comunicative. Se dovessi riassumere il messaggio del libro in una frase direi: non la costruzione artificiale di un personaggio, ma la valorizzazione autentica della persona per cui si lavora”.

Nel libro parla anche degli errori commessi. Qual è stato l’errore comunicativo che le ha insegnato di più?
“Non esiste un singolo errore che abbia avuto più peso degli altri. Gli errori sono stati diversi e da ciascuno ho cercato di imparare qualcosa. Sono una persona molto autocritica e tendo a riflettere continuamente sulle scelte fatte. Guardando indietro non rinnego il percorso compiuto, ma ho sempre cercato di trasformare ogni errore in un’occasione di crescita professionale”.

Qual è stato il valore aggiunto di costruire una strategia su misura anziché replicare modelli già esistenti?
“Spesso si cerca una formula segreta dietro ai risultati politici, ma la realtà è più semplice. I social hanno amplificato i messaggi, la figura e il consenso di Giorgia Meloni, ma alla base c’era già qualcosa di concreto. Se avessi dovuto costruire tutto da zero, non sarebbe stato possibile ottenere gli stessi risultati. Il successo nasce dall’esistenza di una personalità autentica che la comunicazione ha valorizzato”.

Se dovesse riassumere in una frase il segreto del successo comunicativo di Giorgia Meloni, quale sarebbe?
“Più che di un segreto, parlerei di una base politica e identitaria già esistente. Spesso si immagina che dietro determinati risultati ci sia una formula nascosta, ma la realtà è molto più semplice. I social hanno avuto un ruolo importante nell’amplificare i messaggi e nel rafforzare la figura pubblica di Giorgia Meloni, ma non hanno creato il consenso dal nulla. Hanno valorizzato e reso più visibile qualcosa che esisteva già. Se si fosse trattato di costruire completamente da zero una leadership o un consenso, difficilmente si sarebbero ottenuti gli stessi risultati. Alla base di quel percorso c’erano infatti autenticità, riconoscibilità e una proposta politica concreta su cui la comunicazione ha potuto lavorare e crescere nel tempo”.

Qual è stata la sfida più difficile nel passaggio da leader dell’opposizione a presidente del Consiglio?
“Mantenere la stessa autenticità all’interno di una comunicazione inevitabilmente più istituzionale. Il cambiamento non riguarda soltanto il tono, ma anche il livello di responsabilità. Quando si comunica da Palazzo Chigi ogni parola può avere conseguenze diplomatiche, geopolitiche o istituzionali. Anche una singola virgola può assumere un significato importante”.

Oggi molti politici cercano di diventare virali. Perché secondo lei spesso il risultato appare artificiale?
“Perché quando si cerca esclusivamente la viralità si finisce per inseguire qualsiasi trend del momento sacrificando la qualità e la coerenza del messaggio. In questo modo si rischia di apparire come politici senza identità. Noi abbiamo sempre cercato di costruire una comunicazione coerente con una storia politica e con una visione precisa, non con le mode del momento”.

Qual è il momento più difficile che ha vissuto come responsabile della comunicazione digitale di Giorgia Meloni?
“La sera della vittoria alle elezioni politiche del 2022. Da quel momento è cambiato completamente il contesto di riferimento e con esso il livello di responsabilità. Sentivo il peso di ogni scelta comunicativa, consapevole che ciò che viene pubblicato può influire anche sui rapporti internazionali e sugli interessi nazionali”.

Nella prefazione, Giorgia Meloni sostiene che un leader debba indicare una direzione e non inseguire gli umori del momento. È una filosofia che guida ancora oggi la vostra comunicazione?
“Assolutamente sì. Inseguire i trend produce risultati momentanei. Una comunicazione efficace nel lungo periodo deve essere coerente con una storia politica, con dei valori e con una visione del mondo. È questa continuità che crea credibilità”.

Dal presidente del Consiglio lei viene definito “non uno yes man”. Le è mai capitato di avere uno scontro acceso con Giorgia Meloni su una strategia comunicativa?
“Più che scontri, ci sono state molte discussioni. Abbiamo personalità molto diverse e spesso ci confrontiamo su approcci differenti. Tuttavia proprio da queste differenze nasce un equilibrio che consente di prendere decisioni migliori”.

Oggi il dibattito pubblico passa sempre più attraverso le piattaforme digitali e gli algoritmi dei social decidono spesso quali contenuti diventano virali e quali invece restano invisibili. La politica rischia di dipendere troppo dalle logiche dei social?
“È un rischio concreto. Ho sempre sostenuto che i social non debbano decidere come, quando e dove un contenuto politico possa essere visto. La politica non può dipendere dagli algoritmi o dalle scelte di aziende private. Non è normale che un rappresentante politico debba modificare il proprio modo di comunicare in funzione dei continui cambiamenti delle piattaforme”.

Nel suo lavoro come gestisce concretamente i commenti negativi, gli insulti e le campagne d’odio sui social? Qual è la sua linea: risponde, ignora o modera questi contenuti? E in che modo il presidente del Consiglio viene coinvolta o informata su questo tipo di messaggi?
“Durante il periodo dell’opposizione era più semplice interagire direttamente con gli utenti e utilizzare i commenti come strumento per comprendere critiche e perplessità dei cittadini. Oggi, per ragioni di dimensioni e visibilità, questo è molto più complesso. Cerchiamo comunque di rispondere quando possibile, soprattutto alle osservazioni che pongono questioni concrete. Diverso è il caso di chi utilizza i social esclusivamente come sfogo personale: in quelle situazioni non esistono le condizioni per un confronto reale. Esistono poi casi più gravi, come campagne organizzate o contenuti manipolati, che richiedono risposte specifiche”.

Come immagina che cambierà la comunicazione politica nei prossimi cinque anni, con l’intelligenza artificiale e le nuove piattaforme?
“L’immagine avrà un peso sempre maggiore e l’intelligenza artificiale sarà uno dei fattori più rilevanti. Il rischio, però, è che molti la utilizzino in modo acritico, producendo messaggi sempre più simili tra loro e privi di autenticità. La differenza la farà la capacità di investire nelle competenze professionali e nell’utilizzo consapevole di questi strumenti. Mi auguro che i cittadini continuino a riconoscere la differenza tra una comunicazione autentica e una artificiale. Quanto alle piattaforme, credo che continueranno a evolversi privilegiando sempre di più la componente visuale e mediatica della comunicazione”.


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