“Per la sicurezza serve il coraggio della politica” Alberto Filippi sequestrato e rapinato in casa con la moglie e le figlie, intervista a L’identità
“Erano le undici di sera, stavo tornando a casa, stavo scendendo dall’auto in garage quando quattro persone mi hanno aggredito da dietro, io ho provato a resistere, a quel punto hanno iniziato a colpirmi, soprattutto uno prendendomi a pugni, io ho provato a resistere ancora un po’, finché uno ha tirato fuori una pistola, l’ha armata e me l’ha puntata in mezzo agli occhi”.
Così Alberto Filippi, ex senatore della Lega e imprenditore, nonché giornalista de L’identità, che ci racconta come è stato rapinato e sequestrato in casa, dove c’erano la moglie e le due figlie, da un gruppo di quattro malviventi che lo hanno sorpreso al rientro nella sua villa di Arcugnano, nel Vicentino.

Quando siete usciti dal garage cosa è successo?
“A quel punto mi hanno detto di aprire la porta di casa, ho aperto la porta di casa, sapendo purtroppo che c’erano anche le mie bambine e mia moglie, mi hanno sequestrato al pian terreno con uno di questi quattro che mi teneva un cacciavite molto lungo, molto grosso, puntato sul fianco. A quel punto sono andati di sopra e hanno sequestrato, tenendoli sotto controllo per un’ora i miei familiari e portando via tutto”. Si parla di un bottino di oltre tre milioni di euro tra orologi e altri oggetti di valore. “In questo momento gli inquirenti sui particolari della rapina preferiscono che sia mantenuta la riservatezza al fine di poter fare il meglio per le indagini”.
Capisco, ma qual è stata la dinamica del sequestro?
“Sono stato sequestrato per un’ora al piano di sotto, sotto minaccia continua di questo con il cacciavite contro il mio corpo. Abbiamo le telecamere che hanno registrato tutto”.
I quattro avevano il volto coperto? Erano italiani o stranieri?
“Sì, avevano il volto coperto, non erano italiani, erano dell’Europa dell’Est. Per fortuna mia moglie e le mie bambine non hanno subito violenza a parte ovviamente il terribile shock e il terrore di essere state sequestrate per un’ora con me immobilizzato al piano di sotto”.
Da come si è svolta la rapina possiamo ritenere che sapevano chi fossi?
“Sì, mi hanno aspettato, nel garage di casa. Sapevano chi fossi e dove vivevo, sono andati a colpo sicuro. Io sono stato in pronto soccorso fino alle cinque di stamattina per essere medicato e per far tutti gli accertamenti medici a seguito dell’aggressione subita. Ora ho le contusioni in faccia, un occhio nero, le ferite alle mani”. Tua moglie e le tue figlie immagino che siano ancora sotto shock… “Ora in casa c’è un mix di terrore, di rabbia, di incredulità per quanto ci è capitato. Non è possibile andare avanti così”.



Tu sei un nostro giornalista, cosa vuoi dire all’identità, il giornale per cui scrivi?
“Allora, l’arma dei giornalisti è la penna. E a volte la penna può colpire più di un proiettile ma dall’altra parte, può anche difendere più di un’arma. E io vorrei usare la penna, che è anche il mio mestiere, per far sì che il tema della sicurezza sia sempre più sensibilizzato. Penso che un paese civile debba avere una dignità di politica estera, debba avere una sicurezza certa a 360 gradi, che vuol dire anche metterci dentro la giustizia. E poi che debba anche far vivere bene i propri cittadini con un’economia sana, lungimirante e senza sprechi. Quindi con questi tre pilastri si costruisce un paese civile. Senza questi tre pilastri siamo il paese delle banane.
Però mentre l’economia ha bisogno necessariamente di coperture finanziarie, mentre la politica estera a volte ha dei condizionamenti che sappiamo perfettamente, la ragione di Stato, altre cose, non ti consentono di dire in quel momento esattamente tutto, perché ci sono anche dei segreti che non possono essere svelati. Però non c’è nessuna scusa per non fare una politica della sicurezza, senza se e senza ma. Tra l’altro facendo una certa politica della sicurezza e partendo da alcuni paletti iniziali, si risparmiano soldi e non bisogna aumentare la spesa”.
La sicurezza è un’emergenza sociale e non solo… “La vera ingiustizia è che si sanno quali sono le malattie che portano a questi livelli inaccettabili di insicurezza. Il problema è che ci sono anche le cure, ma per motivi politici a volte queste cure non vengono messe in campo. E allora bisogna avere il coraggio di fare una politica della sicurezza come va fatta, come si deve. Ma avremo modo di parlarne ancora”.
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