Passante Bologna: strategico ma a rischio dimezzamento
Snodo strategico e atteso da tutti ma....
Passante di Bologna: non è un’opera locale e non è è nemmeno una questione politica. C’è un punto in Italia dove basta un incidente, un camion fermo o un cantiere per rallentare traffico, turismo, logistica e trasporto merci su scala nazionale.
Uno snodo strategico
Prima ancora che la politica lo definisse “strategico”, il Passante di Bologna lo era già nei fatti. Per geografia, per flussi di traffico, per posizione economica. È il punto in cui si incontrano l’A1 Milano-Napoli, i collegamenti verso l’Adriatico, il traffico merci del Nord Italia e i flussi turistici diretti verso Riviera romagnola e Toscana.
Decisa, in un incontro pubblico, la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo. “Penso che non se lo possa permettere il sistema Paese – ha detto – . Ogni weekend, ogni incidente c’è un problema”.
Il nodo bolognese non è più soltanto un’infrastruttura congestionata, ma uno dei principali colli di bottiglia del sistema logistico italiano. E mentre traffico, incidenti e pressione sulla rete continuano a crescere, il progetto destinato a ridisegnarlo rischia di essere ridimensionato, rallentato o addirittura congelato.
Il traffico, gli incidenti
Secondo i dati della Città Metropolitana di Bologna, il sistema tangenziale-autostrada del capoluogo emiliano è uno dei più trafficati del Paese. I flussi giornalieri oscillano attorno ai 150-160 mila veicoli al giorno, con punte ancora più elevate nei periodi di esodo e nei fine settimana estivi. Significa decine di milioni di transiti ogni anno in un nodo che da tempo viaggia vicino alla saturazione.
Somma traffico urbano e traffico nazionale. Sulla stessa infrastruttura convivono pendolarismo locale, mezzi pesanti, traffico industriale e flussi turistici. Questa sovrapposizione rende il sistema estremamente vulnerabile. E basta un evento minimo per produrre effetti a catena. Nel 2024 sul territorio metropolitano si sono verificati circa 3.900 incidenti stradali, nel primo semestre 2025 il quadro non è migliorato.
Il nodo di Bologna, simbolo di una rete che fatica a reggere volumi di traffico ormai molto superiori rispetto a quelli immaginati decenni fa. Eppure il progetto destinato ad affrontare questo problema continua a muoversi tra revisioni, rinvii e incertezze. Il Passante nasce come opera di ampliamento del nodo autostradale e tangenziale bolognese. Nel corso degli anni modifiche, aggiustamenti, contestazioni ambientali, revisioni economiche e ridefinizioni tecniche.
I ripensamenti
Dietro il pressing dal territorio, il rapporto tra governo, Autostrade per l’Italia, enti locali e sostenibilità economica dell’opera. Negli ultimi anni i costi previsti del Passante sono aumentati sensibilmente. Le stime circolate cresciute progressivamente rispetto alle ipotesi iniziali. E più il progetto rallenta, più aumentano costi, tempi e complessità.
Il tema economico oggi ruota soprattutto attorno al Piano Economico Finanziario di Autostrade per l’Italia. Un passaggio fondamentale perché il futuro del Passante dipende dalla compatibilità economica delle opere previste, dalla sostenibilità finanziaria del piano e dal rapporto tra investimenti infrastrutturali e concessioni autostradali.
La posizione del Mit
In questo quadro, anche le posizioni del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Negli ultimi mesi il vicepremier non ha mai negato il carattere strategico del nodo bolognese. Al contrario, ha più volte riconosciuto la centralità dell’infrastruttura per la rete nazionale. Tuttavia, ha progressivamente spostato l’attenzione su un altro tema: i costi dell’opera.
A dicembre ha parlato della necessità di un intervento “meno invasivo, meno pesante, meno costoso e meno lungo nel tempo”. Una frase che prelude ad un ridimensionamento del progetto originario. Ridurre il Passante potrebbe significare limitare gli ampliamenti previsti, modificare il numero delle corsie o intervenire solo su alcune tratte. Qui emerge la vera domanda che attraversa tutta la vicenda.
L’Italia può permettersi una soluzione parziale?
Il nodo di Bologna non rappresenta soltanto un problema locale. È uno snodo logistico nazionale. Se rallenta Bologna, rallentano i collegamenti Nord-Sud, aumentano i costi del trasporto merci, peggiorano i tempi di percorrenza verso la Riviera e cresce la vulnerabilità dell’intera rete. Proprio questo il punto che continua a emergere, al di là delle appartenenze politiche. Per ora, un progetto sospeso tra esigenze diverse. Nel frattempo il tempo passa.
Il rischio è che il progetto finisca schiacciato tra revisioni tecniche, sostenibilità economica e mediazioni politiche. Un rebus che va risolto. Perché il Passante di Bologna non riguarda soltanto Bologna.
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