Pioltello, lo hanno gettato dall’ottavo piano. Poi sono scesi a controllare
Due fermi avvenuti nelle ultime ore. Jose David Luna Gonzales, 45 anni, soprannome “ninja”, e Jorge Andres Cadavid Romero, 32 anni, soprannome “mono”. Entrambi colombiani irregolari in Italia, tutti e due domiciliati a Pioltello. Il decreto di fermo è stato firmato dal pm Stefano Ammendola della Procura di Milano. L’accusa mossa è quella di omicidio. La vittima è Juan Carlos Ortiz Duarte, 31 anni, precipitato dall’ottavo piano di un condominio in via Cimarosa la sera del 31 gennaio. I due sono ora nel carcere di San Vittore.
I fatti
Ortiz Duarte era uno degli ultimi arrivati nell’appartamento condiviso da un gruppo di sudamericani. Quella sera aveva chiamato la moglie. Le raccontava del litigio con i coinquilini, le chiedeva di comprare un biglietto per tornare in Spagna. Voleva andarsene. La conversazione resta aperta quando Luna Gonzales entra nella stanza. La moglie sente la discussione inasprirsi. Poi una voce maschile la avverte: “Signora, stanno per uccidere suo marito”. La chiamata viene interrotta bruscamente.
Poco dopo, nel cortile sotto, il salto nel vuoto e la caduta violenta. Oltre 25 metri. Un corpo che non poteva sopravvivere a quel volo.
Quello che succede dopo
I testimoni richiamati dal rumore nel cortile vedono tutto. Due uomini scendono rapidamente dalle scale. Verificano che Ortiz Duarte sia morto. Rivolgono frasi di disprezzo al corpo. Poi Cadavid Romero, che ha una ferita alla testa, probabilmente da una bottigliata ricevuta dalla vittima durante la colluttazione, si pulisce le mani insanguinate con uno straccio. Si avvicina al cadavere e lo colpisce con un pugno al volto. Nel decreto di fermo il pm Ammendola descrive l’espressione sul suo viso come quella di una “rabbiosa contentezza”. Il movente della lite resta ancora oggetto di accertamento da parte degli investigatori della Procura di Milano.
Troppe morti
Il caso di Pioltello si aggiunge ad una lista infinita di morti. Milano e i suoi quartieri hanno vissuto, in poco più di un mese, una sequenza di decessi che sembravano incidenti e che le indagini hanno subito riscritto come qualcosa di ben diverso anche da possibili ed apparenti suicidi.
Il 29 dicembre, nel cortile di un condominio di via Paruta, in zona Cimiano, il custode trova il corpo di Aurora Livoli, 19 anni, nata a Roma, residente in provincia di Latina. Era scomparsa da casa il 4 novembre e non aveva più dato notizie di sé da un mese. Sul corpo segni sul collo compatibili con uno strangolamento, un ematoma all’occhio. Le telecamere la riprendono entrare nel cortile con un uomo, alto e magro. Un’ora dopo, lui esce da solo. La Procura indaga per omicidio.
Poi il 23 gennaio, in via Nerino, a pochi metri dal Duomo, precipita dal quarto piano di un b&b Alexander Adarich, 54 anni, ex banchiere ucraino con doppia cittadinanza romena. Sul corpo lividi, segni sul collo, ecchimosi ai polsi compatibili con immobilizzazione. La custode vede un uomo affacciarsi dalla finestra dopo il tonfo, scendere nel cortile, chiedere in inglese “cos’è successo?” e sparire. Le telecamere mostrano Adarich entrare da solo e due figure uscire dopo la caduta. Nell’appartamento trovati tre passaporti con nomi diversi. La Procura indaga per omicidio volontario.
Tre storie, un solo pattern
Le dinamiche sono profondamente diverse. Aurora Livoli era una ragazza di 19 anni sparita da casa per quasi un mese. Adarich era un ex banchiere internazionale attirato in Milano per un incontro d’affari in una stanza prenotata sotto falso nome. Ortiz Duarte era un immigrato colombiano che voleva semplicemente tornare in Spagna. Ma in tutte e tre le storie c’è un corpo trovato in un cortile, un primo momento in cui la morte sembra avere una spiegazione semplice, e poi le indagini che aprono un quadro decisamente diverso. Tre cadute. Tre cortili. E una città che, in questo inverno, ha imparato che non ogni apparente suicidio racconti la verità.
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