Italia Fragile e Dissesto idrogeologico: l’allarme degli agricoltori e l’urgenza di un piano di manutenzione
La terra che crolla sotto la secolare Niscemi e la tempesta Harry che ha messo in ginocchio Calabria, Sicilia e Sardegna, sono “solo” i due ultimi capitoli della poco edificante storia di un territorio fragile e di un paese che nei decenni ha investito troppo poco nel contrasto al dissesto idrogeologico. Insomma, la punta dell’iceberg di un percorso che non parte certamente oggi ma che oggi ha bisogno disperato di una inversione di rotta. Per evitare che si ripetano nuove Niscemi.
L’Italia ci riuscirà? Quello che è sicuro è che è improcrastinabile una nuova cultura, che abbia come stella polare, come priorità, la prevenzione del rischio e non semplicemente l’intervento post emergenza. E quando si parla di prevenzione, si tira in ballo in primis la programmazione strutturale, gli interventi di lungo periodo. Concetti, rimasti spesso inapplicati nel Bel paese – in questo caso, brutto – dove il 94,5% dei comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, 1 milione e 280mila abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata; e ben 6 milioni e 800mila sono esposti a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni.
I dati Ispra
Numeri agghiaccianti, quell’Ispra. Il cui Direttore Generale, Maria Siclari, sottolinea al nostro quotidiano: “Bisogna affrontare il tema del dissesto idrogeologico in modo strutturale, partendo dai dati scientifici che ISPRA mette a disposizione, al fine di programmare interventi per la difesa del suolo che tengano conto delle specificità territoriali. Per questo ISPRA presenta il Rapporto sul dissesto idrogeologico, che racconta la storia del dissesto sul territorio nazionale, ma mette a disposizione anche dei cittadini un’app, che si chiama IdroGEO, nella quale è possibile verificare il livello di pericolosità della zona in cui si vive”.
La richiesta delle organizzazioni
E a proposito di dissesto idrogeologico e prevenzione del territorio, dopo l’emergenza maltempo che ha colpito recentemente il Meridione, si è alzato il grido di allarme delle organizzazioni del settore primario, che chiedono un piano organico e strutturato di manutenzione, messa in sicurezza e tutela del territorio: “Da tempo – confida Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, Confederazione degli Agricoltori Europei – denunciamo, spesso nel silenzio e di fronte al non operato delle istituzioni, la fragilità strutturale del nostro Paese. È indispensabile cambiare paradigma: bisogna investire seriamente sulla prevenzione e non continuare a intervenire solo nel post-emergenza, sia sul piano infrastrutturale sia su quello finanziario. L’Italia è un territorio vulnerabile che richiede una visione strategica di lungo periodo. Quanto sta accadendo a Niscemi – chiosano da Confeuro – è l’ennesima dimostrazione di questa fragilità”.
Forte anche il monito di Mario Serpillo, Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI): “Il territorio italiano sta franando sotto i nostri occhi. Non siamo più di fronte a eventi eccezionali, ma a una fragilità strutturale aggravata dalla crisi climatica e da decenni di consumo di suolo incontrollato”, ha detto all’indomani dei gravi danni causati dal passaggio del ciclone Harry nel Sud Italia.
Presidente Serpillo che ha, poi, tuonato: “Serve una strategia nazionale di adattamento che sia concreta, finanziata e operativa. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici non può restare un documento, una carta di intenti a date da destinarsi. Senza risorse dedicate e una governance chiara esso è destinato a rimanere inattuato con drammatico, quanto evidente, aggravamento della situazione”.
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