Pizzaballa squarcia il velo dell’ipocrisia: in Palestina domina la forza bruta
Il cardinale: “Dolore è di tutti ma c’è chi occupa e chi è occupato”
Una linea di demarcazione tracciata con il sangue. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, nella sua lettera alla diocesi diffusa ieri, ha denunciato il ritorno della forza “come strumento decisivo per risolvere ogni contesa” e la trasformazione della guerra in “oggetto di un culto idolatra”. “Per decenni – ha scritto Pizzaballa – la comunità internazionale ha creduto in un ordine internazionale basato su regole, trattati e multilateralismo”. In questa nuova fase, che è iniziata con gli eventi spartiacque del 7 ottobre 2023 e della guerra a Gaza, alcune potenze mondiali, “che un tempo si presentavano come garanti dell’ordine internazionale, scelgono da che parte stare non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici”.
Pizzaballa sull’evoluzione della guerra e il tradimento degli ideali
Per il patriarca, quello attuale è un conflitto “che si conduce anche con parole e immagini. È sempre più difficile distinguere la cronaca dalla propaganda”. La violenza ha generato un senso di tradimento persino negli ideali che si pensavano condivisi. In Palestina, ha fatto notare il cardinale, “si sta decidendo in modo silenzioso e strutturale il futuro del conflitto israelo-palestinese”. Se non si interrompe la deriva delle aggressioni causate dall’occupazione e dall’assenza dello Stato di diritto, “si rischia la cristallizzazione di una situazione di occupazione permanente che erode ogni possibilità di una soluzione giusta e condivisa”. Chiare e senza alcuna ambiguità le sue parole su Gerusalemme: “Non appartiene a nessuno in modo esclusivo, non è bottino di guerra, ma dono, patrimonio dell’umanità”.
Le elezioni in Cisgiordania
Il movimento al-Fatah del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha vinto le elezioni legislative che si sono svolte in Cisgiordania. Secondo la Commissione elettorale centrale palestinese (Cec), la sua lista elettorale ufficiale, denominata “Fedeltà e Generosità”, ha prevalso a Hebron, Tulkarem e Salfit. Hamas, che controlla ancora circa metà della Striscia di Gaza, non ha partecipato alle elezioni.
Mustafa commenta il voto
Nel corso della conferenza stampa in cui sono stati annunciati i risultati, il primo ministro palestinese Mohammad Mustafa ha descritto il voto come “un’espressione della volontà nazionale del popolo palestinese”. Mustafa ha inoltre accolto con favore l’inclusione di Deir el-Balah, nella Striscia di Gaza, nelle consultazioni locali locali, definendola “un primo passo verso un quadro nazionale più inclusivo”.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito e ucciso diversi combattenti di Hamas che “rappresentavano una minaccia” per i militari schierati nelle vicinanze, nel nord dell’enclave palestinese.
Israele non si ferma in Libano
L’esercito israeliano ha dichiarato anche di aver iniziato a prendere di mira le posizioni di Hezbollah nella regione libanese della Bekaa, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore all’inizio del mese. Il presidente libanese Joseph Aoun, continua a credere nelle trattative con lo Stato ebraico. Il partito di Dio, al contrario, ha ribadito il “rifiuto categorico” di negoziati diretti tra la leadership del Libano e Israele. Il Segretario generale del gruppo sciita libanese, Naim Qassem, ha affermato che i colloqui con Tel Aviv sono “un grave peccato” e mettono a rischio la stabilità del Paese dei Cedri.
“Che la storia lo ricordi: il nemico israeliano non resterà su un solo centimetro del nostro territorio occupato e il nostro popolo tornerà nei suoi territori fino all’ultimo centimetro del nostro confine meridionale con la Palestina occupata”, ha promesso Qassem, ricordando che “così come abbiamo resistito insieme, ricostruiremo insieme. Diamo il benvenuto a tutti coloro che aiutano il Libano e ne sostengono la liberazione e la ricostruzione, e non diamo il benvenuto a coloro che servono gli interessi del nemico e ostacolano la forza del Libano”.
Le minacce di Katz e Netanyahu
Israel Katz, ministro israeliano della Difesa, ha avvertito il governo libanese che se dovesse continuare “a nascondersi sotto l’ala di Hezbollah, scoppierà l’incendio e distruggerà i cedri del Libano”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha sconfessato ancora una volta gli accordi, sostenendo che la duplice minaccia di razzi e droni impone la continuazione dell’azione militare.
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