Poliziotti in ostaggio, il Governo liberi il contratto
C’è un modo molto ipocrita di onorare le donne e gli uomini della Polizia di Stato, applaudirli nelle cerimonie e farli aspettare quando si tratta di arretrati e aumenti in busta paga. Il rinnovo contrattuale 2025-2027 del Comparto Sicurezza va chiuso. Ora.
Non dopo altre liturgie, non quando tutti gli alibi saranno consumati. Il Parlamento ha reso disponibili le risorse da tempo, con la legge di bilancio 2023, il Governo le ha stanziate e va riconosciuto che ha mantenuto l’impegno assunto finanziando più tornate contrattuali. Proprio per questo è paradossale fermarsi davanti all’ultimo miglio, come apparecchiare la tavola e poi smarrire le chiavi della cucina. Scuola, ricerca e funzioni centrali hanno già chiuso le rispettive procedure.
Contratto per le forze di Polizia: servono risposte
Anche il personale della Polizia di Stato ha diritto a risposte concrete e immediate. Da gennaio 2027, a trattativa ferma, sono previsti incrementi retributivi medi mensili per 188,75 euro e stipendiali sulle voci fisse per 173,73 euro lordi, che non possono più restare prigionieri dei tempi della politica, mentre l’aumento totale della retribuzione annua per il comparto sicurezza è di 2488,61 euro lordi.
Ad oggi gli arretrati medi da liquidare sono 2.134,16 euro, risorse destinate ai poliziotti che devono diventare esigibili. C’è un punto dell’ordinamento che non può essere ignorato. Il D.lgs. 195 del 1995 disciplina procedure e accordi autonomi per Forze di polizia a ordinamento civile, Forze di polizia a ordinamento militare e Forze armate.
Dunque, poliziotti, poliziotte e funzionari di pubblica sicurezza non possono restare bloccati da dinamiche riferite ad altri percorsi negoziali. Nessuna contrapposizione tra lavoratori in uniforme, ma rispetto per le diverse esigenze e funzioni previste dalla legge. La Polizia di Stato è una forza civile, autenticamente sindacalizzata e democratica. Vive ogni giorno nel rapporto con i cittadini, nelle strade, nelle piazze, nelle periferie, nei conflitti sociali da prevenire prima ancora che reprimere.
E non può essere celebrata come presidio della Repubblica e poi vedere il suo personale trattato come una pratica da rinviare. Per questo i sindacati maggioritari dei poliziotti, come il SIAP, hanno chiesto ai ministri Paolo Zangrillo e Matteo Piantedosi la convocazione urgente del tavolo negoziale per chiudere l’accordo con il personale delle Forze di polizia a ordinamento civile, e consentire l’emanazione del DPR per liquidare le spettanze dovute ai poliziotti.
Il Picchio oggi becca qui, meno retorica e più rispetto per chi garantisce sicurezza e ordine pubblico. Uno Stato che si rende ostaggio di veti incrociati, quando il negoziato ha esaurito i suoi effetti ed è in un vicolo cieco, ritardando il pagamento di chi lo serve ogni giorno, non è prudente. È vecchio. E uno Stato vecchio non si riforma con gli applausi, ma con il coraggio di decidere. Che Governo e apparati si assumano le proprie responsabilità.
I poliziotti e le poliziotte, nelle assemblee sindacali, chiedono di rendere esigibile ciò che è stato pattuito nel contratto, stanziato e promesso. Quindi si chiuda subito l’accordo con i sindacati delle Forze di polizia civili. Poi ognuno si assuma le proprie responsabilità davanti al personale. Anche tra i sindacati e le rappresentanze.
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