Il campo progressista sostituisce quello largo e taglia fuori Renzi
La variabile Vannacci negli ultimi giorni ha monopolizzato il dibattito accendendo i riflettori sul centrodestra e sulla compagine della coalizione che si presenterà alle prossime elezioni. E oggettivamente Futuro nazionale qualche problemino l’ha provocato. Non è però solamente il centrodestra a dover fare i conti con il nodo alleanze. Anzi, a guardare dall’altra parte del campo è evidente come la situazione resti decisamente ingarbugliata. Il fatidico campo largo perde quota rispetto a quello progressista e si ha sempre più la percezione che sia più un’idea accattivante che un’alleanza concreta. Di certo negli ultimi giorni si è avuta la riprova che non esiste ancora alcuna alleanza consolidata nel centrosinistra e che quella che si vuole mettere in piedi non sarà nulla più di un cartello elettorale. Un’accozzaglia con pochi punti in comune e un solo obiettivo condiviso: evitare che il centrodestra vinca nuovamente le elezioni.
Un’alleanza che tagli fuori i riformisti
A dimostrazione di ciò, l’ultimo incidente in ordine di tempo riguarda l’accelerazione che Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni insieme ad Angelo Bonelli hanno tentato di dare alla consacrazione del campo progressista. Un’alleanza ben diversa dall’agognato campo largo, perché esclude quell’area riformista, ma soprattutto moderata, che ritiene di interpretare Matteo Renzi. Oltretutto, questo incidente immortalato dalla fotografia diventata subito celebre dei leader di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, si è verificato proprio mentre Renzi cambiava il nome dei gruppi di Italia Viva alla Camera e al Senato aggiungendo la dicitura Casa riformista. L’ex presidente del Consiglio evita di cadere in polemica con chi lo vuole fuori dall’alleanza, invocando l’unità per sconfiggere Giorgia Meloni.
Il campo progressista chiude a Renzi
I fautori del campo progressista non sembrano però disposti ad alcuna apertura. Bonelli traccheggia e fa riferimento a una “quarta gamba” nella quale “c’è Alessandro Onorato col suo progetto civico, c’è poi Magi con Più Europa, ci sono i socialisti di Maraio, poi c’è Italia Viva”. Non sfugge e nessuno come senza dubbio non è un caso che il partito di Renzi sia stato citato per ultimo. E addirittura la contrarietà a un’alleanza con l’ex premier riesce a ricucire anche qualche strappo all’interno dei 5 Stelle. Chiara Appendino, da tempo in rotta di collisione con il leader dei pentastellati, non usa mezzi termini: “Se il campo progressista vuole davvero essere un’alternativa credibile, Renzi deve stare fuori. Punto. Ha fatto benissimo il presidente Conte a ribadire il suo problema di affidabilità”.
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