Il delitto non paga, il porno pure troppo
I Radicali smascherano l’ennesima morale travestita da aliquota e non ci stanno.
In un Paese normale sarebbe il titolo di un film grottesco. Qui, invece, è routine. Da un lato l’Agenzia delle Entrate, protetta da scudi di moduli e codici; dall’altro i sex worker, categoria che lo Stato ignora finché non può monetizzare. Il porno, in Italia, non è un comparto produttivo: è un pretesto. Un modo per ricordarci che siamo ancora quelli di Bocca di Rosa: consumatori discreti e indignati di professione, capaci di desiderare e condannare nello stesso istante. L’unica differenza è che oggi la morale non la pronuncia più il parroco: la firma l’Agenzia delle Entrate.
Tassa etica: la morale a partita doppia
La “tassa etica” è l’ennesimo artificio per sentirsi irreprensibili senza rinunciare a nulla. Una maggiorazione del 25% che non colpisce un’attività, ma un giudizio. È il modo elegante con cui lo Stato dice: “Fate pure, ma ricordatevi che non ci piace. E pagateci il fastidio”.
L’estensione ai forfettari ha completato il quadro: non bastava giudicare, bisognava farlo in modo uniforme, capillare, quasi missionario. I Radicali hanno scelto di non partecipare a questa liturgia. Hanno ricordato che un ordinamento laico non può usare le imposte come strumento disciplinare, né decidere quali lavoratori meritano dignità e quali devono espiare un peccato immaginario.
La porno tax non è una norma economica: è un residuo ideologico, un frammento di quella politica che preferisce controllare i corpi invece di regolare i mercati. Una politica che parla di libertà finché non incontra una libertà che non approva.
L’ipocrisia a bilancio
La verità è semplice: questa imposta non tutela alcun valore, protegge solo l’ipocrisia. È la versione fiscale del “non si fa”, pronunciato da chi poi chiude le finestre e fa esattamente ciò che condanna. Non punisce il porno, punisce la sincerità.
E mentre si discute se abolirla, resta la fotografia più autentica del Paese: un’Italia che continua a impartire lezioni morali a chi lavora e a ignorare chi consuma. Qui la trasgressione è tollerata, purché resti invisibile; la trasparenza, invece, va sanzionata. È il nostro sport nazionale: trasformare ogni Bocca di Rosa in un problema e ogni ipocrisia in una norma.
Perché, alla fine, la regola non cambia mai: il desiderio non si proibisce, si tassa. E quando non basta, si tassa di nuovo.
Leggi anche: Bianco come il latte, nero come il peccato
Torna alle notizie in home