Presutti molla: vince il diktat di Report, palla alla Rai
Auto decapitata, prima della ripresa autunnale, una delle due nuove teste scelte in Rai per il dopo Ranucci
Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi arrivano alla sede Rai di via Teulada prima dell'inizio dell'assemblea dei giornalisti del programma Report
Tra ostriche da Lavitola, chat misteriose e un finto comunicato della Guardia di Finanza con il logo degli anni ’60: Giulia Presutti molla la conduzione di Report affidatale dalla Rai. Cronaca fulminea di una successione nata morta. E a Viale Mazzini divampa l’incendio.
Giulia Presutti rinuncia
Alla fine, Giulia Presutti ha deposto le armi. Con una mail spedita in serata al direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, la giornalista designata a raccogliere la pesantissima eredità di Sigfrido Ranucci ha annunciato il suo “passo indietro” dalla co-conduzione di Report.
La versione ufficiale, ovviamente, è ammantata di nobile spirito di servizio. La speranza di “aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata” affinché non si impantani in “discussioni e scambi così piccoli”.
Ma dietro la cortina di fumo diplomatico, la realtà è molto più brutale. Giulia Presutti è stata letteralmente travolta. Un fuoco incrociato, interno ed esterno, alimentato da veleni, rivolte di redazione, foto imbarazzanti e scivoloni professionali riesumati al momento giusto.
Ha vinto il diktat di Report
Ha vinto la linea dura della redazione e, soprattutto, ha vinto la controffensiva implacabile di un Sigfrido Ranucci in modalità terra bruciata. Ora, la palla infuocata torna dritta nel campo dei vertici Rai.
La grande rivolta: l’accusa di “tradimento” e la “mediocrità” di regime
Quale, il peccato originale della nomina di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori di un concorso interno Rai e scelti dai vertici di Viale Mazzini per archiviare l’era Ranucci?
Risiede nella modalità della loro designazione. Per la redazione storica del programma d’inchiesta più famoso d’Italia, l’operazione puzzava di “commissariamento” e “normalizzazione” politica.
La reazione del nucleo storico di Report è stata immediata e feroce. Lettere di fuoco inviate a Corsini per bloccare qualsiasi tentativo di sottomissione ai diktat della politica, incontri tesi capitanati dagli storici inviati Bernardo Iovene e Giulio Valesini. La minaccia, rimasta sulla carta, di dimissioni in blocco.
Nei corridoi e sulle chat dei social, un’atmosfera irrespirabile. Presutti è stata bollata quasi come una “Giuda”. Accusata come una talpa corporativa che sapeva da almeno un mese della sua imminente promozione alla conduzione e ha scelto di tacere con i propri colleghi di reparto, arrivando persino a non rispondere alle loro telefonate.
Ranucci, dal canto suo, ha sferrato il colpo pubblico definendo “mediocre” la scelta aziendale. Pur precisando che il giudizio non colpisse la professionalità dei singoli colleghi, il messaggio era chiaro.
“Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report”. La guerra era dichiarata.
L’Editto del “Cefalù”: ostriche, Lavitola e il giallo delle chat sequestrate
Come se la rivolta interna non bastasse, sulla Presutti è stata attivato da più parti lo stesso metodo del programma. O forse, più semplicemente, sono emersi gli scheletri da un armadio decisamente affollato.
Il quotidiano Domani ha pubblicato uno scatto che ritrae la giornalista seduta ai tavoli del ristorante “Cefalù”, a Monteverde. Un locale apparentemente normale, se non fosse che è direttamente riconducibile a Valter Lavitola, l’ex editore ora detenuto a Rebibbia, reo confesso della “bomba – sceneggiata” dell’ottobre 2025 all’esterno della villetta di Ranucci.
La difesa di Presutti, secondo cui si sarebbe recata in quel ristorante nel 2024 “su indicazione dell’ex conduttore per ragioni di lavoro”, smentita da Ranucci con una violenza inaudita sui social.
“Non le ho mai detto di andare da lui per motivi di lavoro. Ho saputo solo in seguito che è andata anche altre volte da sola per dei progetti di cui non sono stato mai messo a conoscenza”.
Ma il vero colpo da maestro (e da brivido) Ranucci lo assesta subito dopo.
“Fatto verificabile anche attraverso le chat sequestrate sul telefono di Lavitola”.
È il “meta-Report”. Il conduttore uscente che rivela dettagli di un’inchiesta giudiziaria in corso, dimostrando di conoscere il contenuto di messaggi privati sequestrati a un indagato. Come fa Ranucci a sapere cosa c’è scritto in quelle chat? Il mistero si infittisce, ma per Presutti il danno d’immagine è ormai irreparabile.
Il colpo di grazia: il comunicato fake della GdF su Cutro
Se le frequentazioni con Lavitola avevano scosso la credibilità di Presutti, a distruggere quella giornalistica ci ha pensato la riesumazione di un vecchio servizio del marzo 2023 realizzato per Agorà (Rai3) sulla strage dei migranti di Cutro.
Sempre Domani ha rivelato che nel reportage, firmato da Presutti e Alessandro Perozzi, veniva mostrato un documento presentato come un comunicato ufficiale della Guardia di Finanza contenente le comunicazioni cruciali della notte del naufragio.
Peccato che il Comando Generale della Guardia di Finanza abbia successivamente dichiarato che quel foglio “non costituisce un documento ufficiale della Guardia di Finanza” e che non era mai stato diffuso dal Corpo. Il dettaglio tragicomico? Il documento esibito in tv recava un logo della GdF risalente agli anni Sessanta.
A ben vedere, in un altro studio tv Rai, l’emblema della deriva del “giornalismo d’inchiesta” a caccia del clamore e dello scoop ad ogni costo.
La Rai ha provato a metterci una pezza parlando di una semplice “ricostruzione grafica” protocollare il cui contenuto non era stato smentito. Ma a quel punto Ranucci non ha perdonato. Ha azzannato la collega sul terreno dell’etica professionale.
“La trasparenza e la lealtà sono requisiti da Codice Etico. Se l’avessi saputo non sarebbe rientrata a Report. Ma leggo che la Rai era stata informata”.
Un’accusa pubblica di mancanza di lealtà professionale che ha agito da detonatore finale. Stasera, Giulia Presutti si è arresa e ha inviato la mail di rinuncia.
E adesso? La palla avvelenata torna alla Rai
La capitolazione di Giulia Presutti rappresenta, per ora, una clamorosa vittoria per la redazione di Report e per lo stesso Ranucci. Dimostra che il programma non può essere commissariato dall’alto senza pagare un prezzo altissimo in termini di governabilità interna.
Daniele Piervincenzi rimane formalmente in sella come conduttore designato, ma è un re nudo in un castello assediato. Può un uomo solo guidare una presunta corazzata giornalistica contro il volere della redazione che dovrebbe fornirgli le inchieste. E con l’ombra di Ranucci che incombe come un fantasma ad ogni piè sospinto?
I vertici di Viale Mazzini, con in testa il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, si ritrovano in mano un pugno di mosche e un incendio che rischia di mandare in fumo l’intera stagione autunnale.
Il piano per “normalizzare” la scomoda trasmissione di Rai3 è fallito prima ancora di iniziare. E ora la palla bollente, anzi radioattiva, torna drammaticamente a loro.
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