Il Perù si blinda con l’alleanza USA
DALLA NOSTRA INVIATA
L’amministrazione Trump cerca alleati strategici nell’emisfero occidentale per contrastare i potenti cartelli del narcotraffico e frenare la crescente influenza della Cina nelle Americhe.
Una nuova e fondamentale intesa potrebbe nascere con Keiko Fujimori, recentemente eletta alla presidenza del Perù.
La strategia di Trump
Fujimori, che si aggiunge all’ondata di leader conservatori saliti al potere in America Latina, ha costruito il proprio successo elettorale puntando tutto su sicurezza e lotta alla criminalità, temi oggi prioritari per i cittadini della regione. Il contrasto ai cartelli della droga e alle organizzazioni criminali transnazionali si sposa perfettamente con le linee guida della Casa Bianca e con la cosiddetta “Dottrina Donroe”.
Quest’ultima rappresenta la strategia del Presidente Trump per riaffermare l’egemonia degli Stati Uniti nel continente americano, contemplando, se necessario, anche l’uso della forza militare.
L’alleanza per la sicurezza nell’emisfero occidentale registra una significativa evoluzione. Il Perù e la Colombia figurano tra i sette nuovi Stati che hanno recentemente annunciato l’adesione allo “Scudo delle Americhe”, la strategia chiave dell’amministrazione Trump concepita per contrastare i cartelli della droga.
In cosa consiste il progetto?
Il progetto, inaugurato lo scorso marzo in Florida con la partecipazione iniziale di dodici Paesi, continua così a espandere la propria rete di cooperazione nella regione. L’apertura di Lima verso questo programma è stata confermata da Judit Arenas, consulente per l’America Latina dell’agenzia di comunicazione Apco. In un’intervista rilasciata al Washington Times, l’esperta ha evidenziato il sincero interesse di Keiko Fujimori per un rafforzamento dei legami bilaterali.
Arenas ha inoltre richiamato le dichiarazioni della leader peruviana, la quale ha esplicitamente sottolineato l’esistenza di un significativo margine di manovra per collaborare stabilmente con Washington sul fronte della sicurezza.
La difesa della sovranità
La mappa geopolitica dell’America Latina registra così un marcato riallineamento strategico verso Washington, trainato dalle nuove leadership di Colombia e Perù sul fronte della sicurezza nazionale. A Bogotà, il neo-presidente Abelardo de la Espriella ha subito mostrato una forte sintonia con Donald Trump, dichiarandosi pronto ad accettare il supporto militare e logistico degli Stati Uniti per contrastare l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), la più antica organizzazione guerrigliera comunista delle Americhe, attiva dal 1964.
Parallelamente, a Lima, anche la presidente Keiko Fujimori ha focalizzato il proprio mandato sulla difesa della sovranità, adottando una strategia che equipara l’insorgenza maoista, i cartelli della cocaina e le economie illegali, come l’estrazione mineraria e il disboscamento abusivi, a un’unica rete criminale interconnessa.
Come spiegato da Judit Arenas, consulente dell’agenzia Apco, il Perù intende collaborare attivamente con gli Stati Uniti attraverso programmi di addestramento congiunto, logistica d’emergenza e scambio di informazioni, ponendo però un limite geopolitico invalicabile: il fermo rifiuto di qualsiasi presenza militare statunitense che sia permanente o in regime di esclusività.
La lotta al narcotraffico
La lotta al narcotraffico è solo una delle questioni importanti nell’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti e Perù. Un’altra è la Cina. L’elezione di Fujimori intensificherà probabilmente gli sforzi di Washington per allontanare il Perù da Pechino e per arrestare la crescente influenza di quest’ultima nelle Americhe.
“La Cina è diventata il partner commerciale più importante del Perù e un grande investitore, ma il Perù non cerca una relazione esclusiva con Pechino”, ha dichiarato l’avvocato ed esperto di politica peruviana Juan Pedro van Hasselt in un’intervista al Times. “La politica di lunga data del Paese è quella di accogliere investimenti da qualsiasi nazione. Se gli Stati Uniti desiderano una relazione economica più stretta con il Perù, devono essere presenti, investendo in infrastrutture, industria manifatturiera, tecnologia e altri settori che migliorino il benessere pubblico”, ha affermato.
Il riconoscimento del Perù come principale alleato non NATO apre la strada all’acquisto di 12 caccia americani F-16 Block 70, dotati di sistemi di guerra elettronica Viper Shield e previsti in consegna per il 2030.
Inoltre Pechino consolida la sua presenza economica attraverso la Belt and Road Initiative, culminata nel 2024 con l’inaugurazione del mega-porto di Chancay. Questa imponente infrastruttura in acque profonde, controllata dalla statale cinese COSCO, taglia del 30% i tempi di spedizione transpacifici, ma preoccupa gli Stati Uniti. Situato a soli 80 chilometri dalla base navale peruviana di Callao, che Washington sta potenziando con un piano da 1,5 miliardi di dollari, il porto di Chancay potrebbe infatti offrire supporto logistico e di monitoraggio alle navi militari cinesi. Le tensioni geopolitiche hanno investito anche la governance del sito, portando a uno scontro legale sul ripristino dei poteri di vigilanza dell’autorità regolatoria peruviana (OSITRAN).
Il controllo della Cina in Perù
Oltre al controllo marittimo, la sfida si estende alle risorse minerarie. La Cina controlla in Perù colossi del rame come Las Bambas e Toromocho, ma il boom dei prezzi ha alimentato anche massicci flussi di minerali estratti illegalmente o contrabbandati dai paesi vicini verso Pechino. Per proteggere queste risorse strategiche, il Perù ha recentemente siglato un’alleanza di cooperazione regionale con Cile, Argentina e Bolivia, nel tentativo di arginare i traffici illeciti che minacciano la stabilità dell’area.
Il Perù incarna perfettamente il nuovo dualismo dell’America Latina: dipendente dalla Cina per lo sviluppo economico, ma legata agli Stati Uniti per la sicurezza nazionale. Una complessa situazione che costringerà Lima a muoversi con estrema cautela sullo scacchiere internazionale.
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