Cernobbio sdogana Vannacci e Calenda insorge
Il generale tra i gessati. Sdegnarsi per un invito o gridare allo scandalo significa scambiare il termometro con la febbre, dimenticando che le élite economiche non creano mai i fenomeni politici
Vannacci a Cernobbio. A Villa d’Este le grisaglie dell’establishment incontreranno la mimetica del populismo digitale.
Vannacci a Cernobbio, le polemiche
La prossima presenza del generale Roberto Vannacci nel programma del Forum Ambrosetti — chiamato a condividere il dibattito con un’icona del tecnocratismo ortodosso come Mario Monti — ha già provocato il consueto cortocircuito nei palazzi della politica romana.
A guidare la reazione sdegnata è Carlo Calenda, che ha annunciato l’intenzione di disertare la kermesse comasca contestando la passerella preferenziale offerta all’eurodeputato.
Uno sdegno che sembra dimenticare la natura stessa del Forum. Cernobbio non è mai stato un tempio della purezza ideologica ma un pragmaticissimo misuratore di rapporti di forza.
Da cinquant’anni le sale di Villa d’Este non fanno altro che pesare i poteri consolidati e registrare l’ascesa degli emergenti, prescindendo dalle simpatie da salotto.
Come funziona Cernobbio?
L’inclusione di Vannacci nel parterre del business e delle istituzioni risponde alla medesima logica con cui la finanza e il capitalismo delle relazioni hanno sempre intercettato i fenomeni di rottura prima che travolgessero gli equilibri.
Mentre il ceo di Ambrosetti Valerio De Molli e gli organizzatori difendono la pluralità dei punti di vista nel panel sugli scenari internazionali, la reazione degli oppositori.
Che svela una fragilità di fondo: l’incapacità di affrontare il consenso altrui se non attraverso la fuga o il boicottaggio.
Ambrosetti pronta a digerire il fenomeno Vannacci
Il confronto sulle sponde del Lario certifica una transizione politica ormai compiuta.
L’establishment non ignora più il fenomeno Vannacci, ma sceglie di misurarlo sul terreno della reputazione e dei contenuti.
Sdegnarsi per un invito o gridare allo scandalo significa scambiare il termometro con la febbre, dimenticando che le élite economiche non creano mai i fenomeni politici. Si limitano a prenderne atto quando diventano troppo ingombranti per essere ignorati.
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