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Economia

Sospesa la procedura per deficit eccessivo

La Commissione Ue promuove pure il Dpb di Giorgetti ma chiede più riforme per la crescita

di Giovanni Vasso -


Sospesa la procedura per deficit. Un pomeriggio da leoni per il ministro Giancarlo Giorgetti. Prima la Commissione Ue gli approva il documento programmatico di bilancio, poi arriva la notizia della sospensione della procedura per debito. Balsamo sulle ulcere del capo del Mef. Che, proprio come chi è troppo felice e quasi stenta a crederci di aver raggiunto l’obiettivo della vita, esulta con compostezza. Ma senza dimenticare, come i generali romani che si concedevano il trionfo, di essere uomini. E, come tali, fallibili e imperfetti. E il pomeriggio perfetto, a Giorgetti, non glielo ha certo guastato il feroce Valdis Dombrovskis. Che, una volta tanto (ah, come scriveva quel generale, il mondo al contrario), bastona l’Italia sì. Ma perché non cresce abbastanza.

Sospesa la procedura per deficit, sì al Dpb

Il pomeriggio più bello per Giorgetti è cominciato quando da Bruxelles è giunta la comunicazione più attesa. La Commissione Ue ha approvato il Dpb. Ha, cioè, promosso il programma di bilancio su tre anni presentato dal Mef per convincere Bruxelles del fatto che l’Italia fa sul serio e che vuole uscire dalla procedura per debito eccessivo. Tutte le raccomandazioni sono state soddisfatte, Roma può procedere lungo la strada della manovra. Insieme ai conti italiani, l’esecutivo comunitario ha promosso pure quelli di Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo e Slovacchia. Croazia, Lituania e Slovenia, invece, sono state rimandate: debbono rivedere i loro bilanci e armonizzarli alle richieste già formulate. Paesi bassi e Malta, invece, sono state bocciate. Amsterdam, un tempo così frugale, oggi rischia grosso. Com’era, già: il mondo, anzi l’Europa, al contrario.

Chi avanza e chi retrocede agli esami di Bruxelles

Passa un’ora e per Giorgetti arriva un’altra notizia, dolce come il miele. È stata disposta la sospensione, per tutti e nove gli Stati membri già sottoposti, della procedura per disavanzo eccessivo. Sì, la procedura per deficit è sospesa. Con l’Italia possono stappare la bottiglia buona pure Austria, Belgio, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e, soprattutto, la Francia. Non vuol dire che sia finita, attenzione. Sospesa. In pratica, nel pacchetto autunnale, la Commissione si è impegnata a non intraprendere ulteriori azioni mentre gli Stati membri rimangono sottoposti alle raccomandazioni di cui sono già stati destinatari. La procedura rimane dunque aperta ma congelata almeno fino a primavera. Quando l’esecutivo vaglierà se i conti sono stati rispettati, insieme alle promesse, e se il rapporto deficit-Pil è sceso sotto il 3%. Questo, senza dubbio, è l’obiettivo principe della manovra che il governo ha presentato, non senza mal di pancia, al Parlamento.

Gli appunti del feroce Valdis

Fin qui i confetti. Adesso arrivano i difetti. L’Italia, secondo i rilievi della Commissione, presenta ancora squilibri macroeconomici troppo vistosi. E che potrebbero avere conseguenze importanti. Per esempio sulle banche dal momento che il settore, per Bruxelles, è sovraesposto rispetto al debito sovrano del nostro Paese che, in Europa, è uno di quelli più indebitati di tutti. E poi c’è la grande questione. Il vero elefante nella stanza. Quello della crescita. Che non c’è. Dombrovskis, sempre tignoso, prima accarezza e poi rimbrotta Roma: “La nostra valutazione – afferma – è che gli sforzi delle autorità italiane per portare il deficit di bilancio al di sotto del 3% del Pil già quest’anno siano sufficienti per uscire dalla procedura per deficit eccessivo”. Ma, c’è sempre un ma: “L’Italia sta affrontando una crescita economica relativamente lenta, con una previsione di crescita dello 0,4% quest’anno e dello 0,8% lordo l’anno prossimo. Il nostro focus, le nostre raccomandazioni sull’euro e potenzialmente le raccomandazioni specifiche per Paese saranno molto focalizzate sulla competitività, su come rafforzare la produttività e su come sbloccare una crescita economica più forte”.

Riforme, riforme, riforme

Come fare per uscirne? La parola d’ordine, tanto per cambiare, è sempre la stessa: “L’Italia dovrebbe lavorare su quelle riforme strutturali che migliorano la crescita”. Che si tratti di deficit eccessivo o di crescita zoppa, l’Ue predica sempre e comunque riforme. E quindi sulla vicenda Pnrr: “Il meccanismo di ripresa e resilienza è una spinta importante per l’economia italiana in termini assoluti. L’Italia è il principale beneficiario, quindi è importante anche garantire una transizione graduale, ora che ci troviamo di fronte alla scadenza del meccanismo di ripresa e resilienza, verso un uso più forte dei finanziamenti di coesione per sostenere il livello di investimenti pubblici”. Ancora riforme. Almeno non si parla più di procedure per deficit. Già è qualcosa.

Giorgetti gongola

Giorgetti si prende il buono (e non è poco) che arriva dalla Commissione: “L’approvazione di Bruxelles ci conferma che siamo sulla buona strada, percorsa con responsabilità e serietà. Sul debito il tracciato è già definito, al netto degli effetti negativi di cassa del Superbonus edilizio” ha detto il ministro rinnovellando i mal di pancia che l’hanno perseguitato. E infine il messaggio a Dombrovskis, recepito forte e chiaro: “Per la crescita, che non ci soddisfa, noi faremo la nostra parte ma serve un quadro internazionale che tenga conto dei profondi cambiamenti a livello globale”.


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