Quel mix letale di voglia di apparire e assenza di morale
Un mix letale di voglia di apparire, di essere famosi sui social e di totale assenza di coscienza morale. Nel gesto dell’undicenne di San Vito Lo Capo che ha accoltellato il suo professore in classe, davan
ti ai compagni, filmando tutto con il telefonino, c’è purtroppo l’immagine plastica di questa impellente emergenza sociale. Non solo la violenza ma il bisogno di trasformarla in spettacolo, in contenuto da condividere, in occasione di notorietà. Forse è proprio questo che dovrebbe farci preoccupare più di ogni altra cosa: l’idea che in un giovanissimo perfino un’aggressione possa diventare una scorciatoia verso la celebrità. La scuola italiana sta vivendo una crisi che non riguarda soltanto la disciplina.
Qui è in discussione il principio stesso dell’autorità educativa. Sempre più spesso gli insegnanti vengono insultati, minacciati, umiliati. In alcuni casi aggrediti fisicamente. Ragazzini che crescono senza il senso del limite, convinti che ogni frustrazione autorizzi una reazione immediata e violenta. E dietro c’è quasi sempre un vuoto educativo che parte dagli adulti (tra le mura domestiche, in primis). Lo stiamo scrivendo da giorni: serve approvare subito la legge che vieta i social ai minori di 15 anni.
Perché siamo alle prese con una generazione che rischia di non distinguere più tra realtà e palcoscenico digitale, tra responsabilità e ricerca compulsiva di visibilità come forma di approvazione. I social hanno amplificato il bisogno di conquistare attenzione a qualsiasi costo. Ma ovviamente non è solo colpa degli algoritmi, la scuola troppo spesso è una trincea sotto attacco continuo, in una società che non la aiuta. Servono regole severe, tutele vere per i docenti, ma soprattutto un grande patto educativo che restituisca valore al rispetto e all’educazione. Perché se un undicenne arriva a trasformare un’aggressione in un video da esibire, allora il problema è culturale e riguarda tutti noi.
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