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Sociale

Ranucci, vittima della propaganda

Il caso Ranucci e la sospensione nel periodo estivo, delle repliche della trasmissione Report.

di Francesco Da Riva Grechi -


La Rai ha deciso di sospendere la programmazione estiva delle repliche di Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci, che ha commentato definendo il provvedimento delle “vergognose congetture”.

La decisione della Rai

Come informa la Rai in una nota: “La Direzione Approfondimento ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico.

Resta fermo l’appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre”.

La nota di Ranucci

Ha dichiarato Ranucci in una nota stampa diffusa dall’avvocato Roberto De Vita: “Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l’informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche e da alcune ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche estive di puntate di inchiesta di Report già trasmesse.

Sospensione con una motivazione che afferma esattamente il contrario: questa non è la protezione del ‘patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico’ e della trasmissione, ma è la delegittimazione non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti che – sottolinea Ranucci – in modo autonomo e indipendente hanno curato inchieste importanti e che sono vero patrimonio per l’informazione e la democrazia”.

La ricostruzione dei fatti

Nell’ottobre scorso, davanti alla sua abitazione a Roma, per la precisione a Torvaianica, frazione di Pomezia, il giornalista televisivo fu vittima di un attentato per il quale sono in carcere tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali, accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

Reati contestati ora in concorso anche a Valter Lavitola insieme al ben più grave reato di strage.

Lavitola, imprenditore ed ex giornalista – editore, è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati su disposizione degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia della Capitale.

L’indagine è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e curata dal sostituto procuratore Edoardo De Santis.

L’accusa a carico di Valter Lavitola, ex direttore dell’Avanti, è di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, del quale sarebbe anche amico. Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire elementi utili per chiarire il movente.

Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore.

“Vi posso dire che Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci come confermato dallo stesso giornalista”.

Così il difensore dell’imprenditore, entrando in procura a Roma per l’interrogatorio del suo assistito. Che dire di tanta opacità e mistero?

Inutile perdersi in illazioni e ricostruzioni fantasiose, quello che è vero e certo è che buona parte della sinistra ha sempre accusato il governo e la destra di essere dietro l’attentato e adesso ci sarebbero da aspettarsi le dovute scuse.

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