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Cronaca

Ricambi militari scomparsi, un mistero tutto da chiarire

Le rivelazione su una inchiesta della Procura di Roma e della magistratura militare

di Angelo Vitale -

Un Tornado sulla pista del 6/o Stormo di stanza a Ghedi (Brescia)


Un’inchiesta raccontata come già ampiamente avviata, con 10 indagati, ma che conserva ancora molti fatti da precisare e chiarire, quella rivelata da La Repubblica, su 2.500 ricambi militari scomparsi, già destinati ad aerei dell’A.M., per un valore stimato intorno ai 17 milioni di euro.

Ricambi militari scomparsi, 10 indagati

Al centro dell’indagine, componenti utilizzati per la manutenzione di velivoli da guerra – come i Tornado – e da trasporto. Secondo quanto pubblicato, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di peculato, la distrazione o l’appropriazione indebita di beni pubblici da parte di chi ne abbia la disponibilità per ragioni d’ufficio.

Parallelamente si muove anche la magistratura militare. Nel registro degli indagati figurerebbero ufficiali di alto grado e dirigenti d’azienda. La società citata, la Ge Avio, una realtà attiva nel settore motoristico e nella manutenzione aeronautica. L’iscrizione nel registro degli indagati, un atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti che non implica, allo stato, responsabilità accertate.

Dove sono finiti?

I componenti oggetto di verifica non sarebbero semplici parti meccaniche, ma apparati che incidono sulla piena operatività dei velivoli. Ma non è stato finora reso pubblico un elenco dettagliato dei codici o dei lotti interessati, né è stato chiarito ufficialmente se si trattasse di ricambi nuovi o già in parte utilizzati e successivamente rigenerati. Anche su questo aspetto, gli inquirenti probabilmente sono al lavoro per effettuare verifiche documentali e contabili.

Un punto centrale dell’indagine riguarda la possibile destinazione finale dei materiali. Nella ricostruzione, un’ipotesi di invio verso il Sud America, con particolare menzione del Brasile. Allo stato attuale, una semplice pista investigativa e non un dato accertato. Una ipotesi, peraltro, che fa nutrire più di qualche dubbio, considerato che per esempio il Brasile non ha mai avuto in dotazione gli aerei Tornado.

Quale è la base militare coinvolta?

Nessun dettaglio, poi, nemmeno circa la base militare eventualmente coinvolta nella gestione dei magazzini da cui i ricambi sarebbero risultati mancanti.

L’inchiesta, quindi, si concentrerebbe su tre livelli. La ricostruzione amministrativa dei flussi di magazzino, l’eventuale catena di responsabilità interna e i possibili canali di destinazione dei componenti. Solo gli accertamenti tecnici e contabili, insieme agli interrogatori e alle perizie, potranno stabilire se si sia trattato di irregolarità gestionali, di errori nella tracciabilità o di una sottrazione illecita di materiale strategico.

Il mercato mondiale illegale

Intanto, l’episodio appare rimandare all’eco di un fenomeno da qualche tempo ricorrente, anche con fatti ed inchieste recenti. Quello di un mercato globale illegale dei ricambi aerei per velivoli da guerra e commerciali. Non solo una ipotesi, ma una realtà vasta e pericolosa che le autorità chiamano Suspected Unapproved Parts. Perché esiste da anni un vero e proprio “sottobosco” mondiale dove pezzi usurati, scartati o rubati vengono reimmessi nel circuito legale attraverso documenti falsificati.

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