Rilanciando la patrimoniale Elly Schlein si autosabota
Quest’anno non se ne era ancora parlato. Ma puntuale come un orologio rotto che segna l’ora giusta almeno due volte al giorno, a rilanciare l’idea di una patrimoniale – addirittura in salsa europea – ci ha pensato Elly Schlein. E ovviamente, da quella che non si capisce se è una proposta seria o uno spot acchiappa consensi, sono seguiti giorni di discussione. Sia perché l’idea è di per sé estremamente divisiva, sia visto quanto il tema fiscale continua a essere centrale in un contesto economico reso incerto, anche in prospettiva, dalla crisi energetica causata dal nuovo conflitto mediorientale. E se l’idea di una tassa sulla ricchezza vede il centrodestra alzare le barricate, divide anche il centrosinistra. La proposta di patrimoniale di Elly Schlein, tirata fuori quasi a caso, non solo fa storcere il naso all’ala riformista dello stesso Pd, ma imbarazza diverse anime del campo largo.
Le perplessità nel campo largo
Il Movimento 5 Stelle resta a dir poco timido su una misura rispetto alla quale è sempre stato tradizionalmente scettico. L’area centrista di Matteo Renzi resta invece nettamente contraria. Non solo alla patrimoniale in sé per sé, ma anche solo al fatto che ciclicamente a sinistra se ne parli. La proposta viene vista come un modo per attirare un facile consenso sui social, ma non un solo voto. Anzi, rischia di far perdere al centrosinistra il favore di quella parte del mondo produttivo che, oltretutto, scapperebbe a gambe levate dall’Italia dinanzi a una simile tassa. Questo si tradurrebbe in meno investimenti e, quindi, meno produttività e calo dell’occupazione. Non è quindi un caso che Renzi parli dell’uscita della segretaria del Pd come di un vero e proprio autogol. Anche perché i nostalgici di temi come la redistribuzione del reddito sono già assolutamente schierati.
Schlein, la patrimoniale e l’elettorato moderato
O votano già uno dei partiti del campo largo o, di certo, non si spostano sul Pd perché è Elly Schlein a rilanciare la patrimoniale. L’unico risultato concreto nel tornare sul punto è dividere i partiti che dovrebbero correre insieme alle prossime elezioni. Perché di certo mai e poi mai la patrimoniale potrebbe entrare a far parte del programma elettorale di uno schieramento che ha l’ambizione di andare da Alleanza Verdi e Sinistra a Italia Viva, dal Movimento 5 Stelle al Pd. Anzi, quell’elettorato moderato e benestante orientato verso il centrosinistra, dinanzi alla proposta di una tassa che lo colpisca direttamente, potrebbe essere tentato di fare un passettino verso il centrodestra e preferire chi come Forza Italia della lotta alle tasse eccessive e alla patrimoniale in particolare ha fatto una propria bandiera.
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