Riso italiano al bivio: i numeri della crisi che Bruxelles ignora
Rischiamo di perdere un asset che genera un fatturato alla produzione di oltre 1 miliardo di euro
Non siamo solo la patria del riso italiano per il risotto ma il motore risicolo d’Europa, con circa 230mila ettari coltivati e oltre 3mila e 800 aziende che garantiscono il 50% della produzione dell’Unione Europea. Eppure, questo gigante dai piedi d’argilla sta subendo un attacco su tre fronti: economico, climatico e normativo.
Mentre il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, si prepara a portare il dossier al Consiglio Agricoltura del 30 marzo, i dati raccontano una realtà che va ben oltre la semplice protesta di settore.
Il paradosso dei costi: +40% in due anni
Le aziende del riso italiano operano in un ecosistema di costi radicalmente diverso dai competitor extra-Ue. Tra il 2022 e il 2024, i costi di produzione (energia, sementi certificate e logistica) sono lievitati di oltre il 40%. Al contrario, il riso proveniente da Paesi come Vietnam, Myanmar e Cambogia beneficia del sistema Eba (Everything But Arms), che azzera o riduce i dazi per favorire lo sviluppo di queste economie.
Il risultato? Un prodotto che arriva sui nostri scaffali a prezzi stracciati perché non internalizza i costi della sicurezza sul lavoro né quelli della tutela ambientale.
La guerra invisibile delle molecole
Il divario non è solo monetario, ma chimico. In Italia sono vietate oltre 40 sostanze attive ancora permesse nei Paesi del Sud-est asiatico. Un esempio su tutti è il triciclazolo, un fungicida essenziale per combattere il “brusone” del riso. Vietato agli agricoltori del riso italiano per stringenti norme di salute pubblica, regolarmente rilevato nel riso d’importazione grazie a soglie di tolleranza spesso oggetto di deroghe politiche.
È un cortocircuito: chiediamo standard Green Deal ai nostri produttori, ma apriamo le porte a chi quegli standard non sa nemmeno cosa siano.
Sos idrogeologico: la risaia come spugna
Non è solo una questione di cibo. La risicoltura italiana, concentrata nel triangolo d’oro tra Piemonte e Lombardia, gestisce un volume d’acqua immenso che alimenta le falde freatiche. Senza la sommersione invernale e primaverile, il rischio di desertificazione della Pianura Padana diventerebbe realtà in meno di un decennio.
La richiesta di Confagricoltura di attivare una clausola di salvaguardia automatica serve a proteggere non solo il portafoglio degli agricoltori, ma la tenuta stessa del suolo italiano contro eventi climatici estremi.
Dazi 2004 vs mercato 2026: l’anacronismo europeo
I dazi attuali sono figli di un mondo che non esiste più. Nel 2004 la Cina non era la potenza agricola odierna e la logistica globale non era così aggressiva. Chiedere un aggiornamento dei dazi non è protezionismo cieco, è realismo geoeconomico.
Senza un intervento tempestivo a Bruxelles, rischiamo di perdere un asset che genera un fatturato alla produzione di oltre 1 miliardo di euro, lasciando spazio a importazioni che non offrono le stesse garanzie di tracciabilità e freschezza.
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