Roma perde nove botteghe al giorno. Oggi al Senato il confronto sulle imprese della Capitale
Nove al giorno. È il ritmo con cui Roma sta perdendo le sue botteghe artigiane. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, su dati INPS, in dodici mesi la Capitale è scesa da 61.374 a 58.034 attività: 3.340 in meno, il 5,4%.
Le ragioni del convegno
Il sarto, il calzolaio, il corniciaio, il restauratore. Mestieri che quando chiudono non fanno notizia, perché una serranda che si abbassa, a differenza di un cantiere che si apre, non la sente nessuno.
Il commercio non se la passa meglio. Secondo Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 a Roma e provincia hanno chiuso 34.387 attività commerciali, di cui 18.789 negozi al dettaglio. Per il 2026 la stima è di altre 1.500 cessazioni, 200 soltanto nel centro storico. E poi c’è il nodo che nessuno ama affrontare: il ricambio.
Secondo CNA, la provincia di Roma conta più di 10.200 titolari di imprese individuali con almeno 70 anni, un numero superato in Italia soltanto da Napoli. Diciamolo senza giri di parole: migliaia di attività che oggi reggono, domani potrebbero non avere nessuno a cui consegnare le chiavi.
È da qui che partirà “Roma Capitale d’Imprese”, il convegno in programma oggi alle ore 16:00 nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica, in Piazza Capranica: nel cuore di quel centro storico che quest’anno rischia di perdere altre duecento vetrine. L’iniziativa è promossa dal Senatore Andrea Paganella ed è ideata e organizzata da Mauro Antonini, Responsabile del Dipartimento Attività Produttive Roma e provincia per Lega Salvini Premier.
Il tema e il problema
Per Antonini il tema non è una scoperta dell’ultima ora. È l’ideatore di “Roma Capitale d’Imprese. La città che osa imprendere”, il volume collettivo in cui imprenditori e professionisti romani raccontano in prima persona cosa significa fare impresa nella Capitale. Il libro è stato presentato al Palazzo delle Esposizioni, in Campidoglio e a Palazzo Valentini, e i proventi della vendita sono devoluti all’Associazione Andrea Tudisco ODV.
Un percorso che tiene insieme due piani raramente conciliati nel dibattito romano: il pragmatismo di chi guarda ai conti, alle regole e ai tempi della burocrazia, e l’idea che una bottega non sia soltanto una partita IVA, ma un presidio di quartiere e un pezzo di identità della città.
La sintesi è nella tesi che accompagna il progetto: “Una città non si rimette in piedi con gli slogan, ma applicando regole, dando tempi certi e costruendo metodo. Roma non è una frana inevitabile: è un insieme di scelte”.
Il programma riflette la stessa impostazione. Dopo i saluti istituzionali del Senatore Paganella e dell’Onorevole Maurizio Politi, Consigliere di Roma Capitale, e con la moderazione di Barbara Polvora, Marketer & Brand Strategist, Antonini interverrà su “Dalla passione all’azienda strutturata: associazionismo e passaggio generazionale”.
Stefano Maina, Presidente della Pro Loco Tevere City, parlerà di turismo e Tevere come opportunità per le imprese e per il territorio. Valerio Savaiano, esperto di comunicazione e intelligenza artificiale, spiegherà come l’IA possa ridurre le distanze e semplificare il lavoro delle imprese romane. In chiusura, le domande dei partecipanti.
Se le botteghe romane fossero un’azienda quotata, con numeri del genere il consiglio di amministrazione sarebbe già convocato in seduta straordinaria. Non lo sono, e forse proprio per questo servono luoghi in cui qualcuno si prenda la briga di leggere i bilanci della città ad alta voce. Oggi pomeriggio ce ne sarà uno. Giacca e cravatta obbligatorie, come vuole il regolamento del Senato.
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