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Attualità

Roma punta all’agenzia Ue delle dogane, il piano Mef

Giorgetti dà buca all'incontro a Bruxelles, ci va Freni: "Paghiamo tutto noi"

di Maria Graziosi -


Roma si è candidata a ospitare l’agenzia europea delle dogane ma Giorgetti, per “sopraggiunti impegni istituzionali” dà buca all’appuntamento e manda al suo posto, a Bruxelles, il sottosegretario Federico Freni. Che, da parte sua, ritiene che la candidatura della capitale italiana a ospitare la sede della nuova agenzia doganale dell’Unione sia “forte”. Per tutta una serie di ragioni. Innanzitutto per la più banale: l’Italia è pronta a concedere “un intero immobile dedicato, con presidi di sicurezza e gestione che nessun altro ha”.

Roma: un piano per l’agenzia Ue delle dogane

E, per di più, il governo è pronto ad accollarsi pure tutte le spese: “Siamo orgogliosi di pagare tutto, perché crediamo in questo progetto. Siamo l’unico Paese che mette a disposizione le risorse, ora e per il futuro, per consentire che nulla gravi sul bilancio dell’agenzia o sul bilancio comunitario”. Oltre alla questione dei quattrini, ci sono quelle tecniche. Che peseranno, e non poco, in sede di valutazione. Secondo Freni, Roma può crederci nell’affidamento della nuova sede Eca perché il nostro è l’unico Paese ad avere, oltre a una serie di vantaggi logistici, “un cloud sovrano gestito autonomamente”. Del resto, la nuova agenzia dovrà lavorare – e molto – sul digitale e con l’intelligenza artificiale. La Capitale dovrà spuntarla sull’affollata concorrenza: L’Aja, Zagabria, Bucarest, Porto, Lille, Liegi, Malaga e Varsavia. Ma l’Italia vanta un credito (politico) importante nei confronti dei decisori Ue. Già, perché brucia ancora, a Milano, la scelta di portare (dopo la Brexit) la sede dell’Agenzia europea per il Farmaco ad Amsterdam.


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