L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sociale

Leone XIV e la Giornata delle Comunicazioni Sociali

di Andrea Canali -


Il 24 gennaio scorso si è tenuta la Sessantesima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Papa Leone XIV ha sottoscritto il messaggio che mette al centro una parola in particolare, ossia: “custodia”, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e della comunicazione. Il testo si apre con una considerazione importante: “Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro”. Il Papa collega questa unicità alla tradizione cristiana e alla rivelazione: “Volto e voce sono sacri”.

“Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza”. Per questo, quando la comunicazione perde il riferimento alla persona, si altera il modo stesso di stare al mondo. Leone XIV insiste che l’uomo non è un prodotto predeterminato: “Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. In questa prospettiva, informare e comunicare non sono soltanto competenze: diventano responsabilità davanti alla dignità dell’altro”. Aggiungiamo che ogni essere umano  è comunque “unico e irripetibile” come affermava anche il filosofo Plotino.

Tale aspetto pertanto, è antropologico cioè riguarda la salvaguardia del nostro essere rispetto al travolgente avanzare tecnologico che ci invade,  per   preservare l’uomo dalla spersonalizzazione dei rapporti e dalla disumanizzazione dell’individuo. Il Papa entra nel cuore dei temi come la  tecnologia digitale e i sistemi di intelligenza artificiale a servizio dell’uomo e no, contro l’uomo. Il rischio, avverte, riguarda i pilastri della convivenza e persino la profondità delle relazioni: La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana”. E poi la frase del Pontefice che suona come un campanello d’allarme per chi lavora nei media: “Simulando voci e volti umani… i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale… invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”.

Per il Vescovo di Roma la questione non si riduce all’efficienza: “La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica”. La tecnologia va accolta con discernimento, senza chiudere gli occhi su “punti critici, opacità, rischi”. Il Vicario di Cristo affronta anche la zona d’ombra che vi è  tra realtà e finzione, dove la simulazione rende tutto più incerto: “diventa… sempre più difficile capire se stiamo interagendo con altri esseri umani o con dei ‘bot’”. Il Santo Padre  avverte sulla persuasione occulta e sulla capacità dei modelli di “imitare i sentimenti umani e simulare così una relazione”, con un impatto particolare sulle persone vulnerabili”.

Poi c’è la distorsione: i bias e gli stereotipi incorporati nei sistemi, capaci di “manipolare i nostri pensieri” e “approfondire le disuguaglianze”. E infine il punto che tocca direttamente il mestiere giornalistico: la mancata accuratezza e le “allucinazioni”. Qui Leone XIV lega l’inaffidabilità delle risposte automatiche alla crisi del “giornalismo sul campo” e alla verifica: “Una mancata verifica delle fonti… può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando… sfiducia, smarrimento e insicurezza”. È un richiamo a ricostruire autorevolezza attraverso metodo e presenza nei luoghi dove i fatti accadono. I risultati di questo giornalismo sfrontato proteso più ad agitare le folle che informarle, dando per  “scoop” informazioni false e/o riprese dal altri senza verificare le fonti, pertanto  pericolose e devianti. Insomma  Prevost non propone un’“alleanza” possibile, fondata su tre pilastri: responsabilità, cooperazione ed educazione.

La responsabilità riguarda tutti: dalle piattaforme chiamate a non ridurre le strategie alla “massimizzazione del profitto”, agli sviluppatori di contenuti a cui è chiesta “trasparenza e responsabilità sociale”, fino ai legislatori chiamati a vigilare sulla dignità umana, in quanto tale, non negoziabile.


Torna alle notizie in home