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Dati e strategie, l’Italia punta all’agenzia Ue doganale

Parla Pedrizzi (Ucid): "Così si rafforza la vocazione mediterranea dell'Italia"

di Pietro Pertosa -


L’Italia può (e deve) puntare con forza a ospitare, a Roma, la sede della (futura) agenzia doganale europea. È una battaglia, quella a cui chiama Riccardi Pedrizzi, del comitato tecnico-scientifico dell’Ucid, l’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, che ambisce a essere bipartisan. A unire, una volta tanto, la politica in nome di un obiettivo comune. Che non va rintracciato nella semplice “vittoria” sugli altri concorrenti. Ma nel traguardo di rafforzare la vocazione mediterranea dell’Italia sfruttando la sua naturale posizione di frontiera marittima dell’Europa. Nel segno, anche, dell’innovazione digitale e strategica.

Perché è importante spuntare la battaglia per la sede dell’agenzia doganale Ue

Pedrizzi spiega: “Il 2025 per l’Italia si chiude con un’iniziativa importante sul fronte della diplomazia del made in Italy istituzionale e diplomatico con la presentazione alla Commissione Ue della candidatura di Roma come sede della futura Autorità doganale europea”. Per Pedrizzi si tratta di “un’ipotesi che anche per gli imprenditori e manager di ispirazione cattolica non può che rappresentare il riconoscimento del ruolo e del prestigio dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli italiana diretta da Roberto Alesse, che a Bruxelles nei giorni scorsi era al fianco dei ministri Lollobrigida e Giorgetti per presentare la candidatura italiana, con il sindaco di Roma Gualtieri”. Insomma, ospitare l’agenzia doganale Ue non è un affare da poco. Tutt’altro.

La partita dei dati e degli hub digitali

Ma non è tutto: “La concentrazione degli strumenti di controllo in Italia con una authority europea unica, di stanza a Roma, che avrebbe il compito di gestire il Data hub europeo, significherebbe riconoscere la capacità tutta italiana di esercitare controlli di legittimità, legalità e trasparenza su tutti i meccanismi di scambio commerciale della Ue nel mondo, nella delicatissima era dei nuovi dazi grazie alle competenze maturate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli”. E cioè, spiega Pedrizzi, “un’autorità riconosciuta tra le più avanzate in Europa per digitalizzazione, integrazione dei dati”. Nonché “contrasto alle frodi e attuazione del Codice doganale dell’Unione”. In più, “con la candidatura di Roma l’Italia si propone di posizionarsi al centro del Mediterraneo, fungendo da hub naturale per flussi commerciali tra Europa, Asia e Africa, ideale per coordinare scambi e sicurezza doganale”. Pedrizzi, difatti, sottolinea che “va ricordato che l’Adm italiana gestisce oltre 93 milioni di dichiarazioni doganali annue con sistemi come Dogane 4.0”. Sistemi “che digitalizzano sdoganamenti portuali e aeroportuali, integrano Big Data e promuovono tracciabilità merci tramite fast corridor e automazione. Queste innovazioni anticipano il Data Hub europeo, ottimizzando controlli e riducendo tempi e costi per operatori economici”.


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