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Economia

Fisco Ring: è già iniziato il dibattito sulla manovra

Il Generale ruggisce, il Capitano gli risponde e Giorgetti ci va di mezzo. Dalle tasse alle banche, il dibattito è già iniziato

di Giovanni Vasso -


Salvini e Vannacci ruggiscono: Non dite al ministro Giancarlo Giorgetti che il dibattito sulla manovra è già iniziato. Non ditegli nemmeno che sarà proprio la prossima legge di bilancio il terreno di scontro prediletto della campagna elettorale che è già iniziata. Agosto, in teoria, dovrebbe essere un momento di relax. Ma sappiamo, ormai fin dagli anni ruggenti del Papeete, che è proprio nel cuore dell’estate che i politici ruggiscono, appunto, per risvegliare gli elettori appisolati. Sarà un’estate di richiami che annuncia un inverno durissimo. Soprattutto per Giorgetti. Gli si prepara un accerchiamento totale. Da sinistra, e questo è pure scontato. E da destra, e manco questo sorprende più di tanto.

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Manovra: Salvini e Vannacci ruggiscono e Giorgetti ci va di mezzo

Ieri il generale Vannacci ha pubblicato, sul sito di Futuro Nazionale, il programma del suo partito. Un documento lungo e denso. Che, in tema economico e fiscale, mette nero su bianco tutti, ma proprio tutti, i cavalli di battaglia del centrodestra. Dalla proprietà diffusa fino alle misure di sostegno al reddito da abolire, citando un principio (attribuito…) a San Paolo sul lavoro come unico metodo per guadagnare. Certo, ci sarebbe tanto da approfondire. Soprattutto quando il Generale promette sgravi sostanzioni dell’Iva, dice che taglierà e rimodulerà golosamente l’Irpef (specialmente per il ceto medio). E, ancora di più, quando dice (anzi scrive) che intende imporre una vera pace fiscale (senza citare la fortunata formula, però). Contenzioso blando, aliquote ferme e fisse nel tempo, scadenze unificate, sportelli unici e un rapporto tra Erario e cittadino improntato all’equità.

Tutti i nodi del Generale

C’è, e questo andrà storto proprio a Giorgetti, il tema della natalità. Da incentivare, ha promesso Vannacci, con un “vero quoziente familiare”. Non è un mistero che non si risolleva la crisi demografica di un Paese a suon di bonus. E poi c’è tutta la vicenda dell’energia, e quella della remigrazione. Grazie a cui il Generale ritiene di poter trovare perfino le risorse per abbattere il cuneo fiscale e garantire più denaro in tasca ai lavoratori. Il richiamo della foresta del Generale è arrivato. Agli elettori, certo. Ma, purtroppo per il povero Giorgetti, anche a Salvini.

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Salvini stoccata alle banche (e a Forza Italia)

Proprio mentre il programma elettorale di Futuro Nazionale finiva in rete, il vicepremier e capo della Lega ha snocciolato il rosario delle (sue) proposte. Ed è tornato su un argomento che finirà per far litigare, una volta di più, maggioranza e banche. Matteo Salvini, come Pedro Sanchez (e speriamo che a Giorgia Meloni non se la sia presa troppo per la carezza del leghista all’arcinemico spagnolo), vuole tassare le banche. Un (altro) contributo. Stavolta, però, “sulle prime dieci banche italiane”. E così salta pure la critica della tassazione che colpirebbe i piccoli istituti di credito, magari quelli mutualistici.

Matteo come Pedro (Sanchez)

“Fatti i dovuti parametri – ha detto Salvini -, in Spagna hanno una tassazione, un prelievo fra il 5-6 e il 7%. Io ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi all’anno, se facciamo un interveniamo sulle prime 10 banche italiane, non su centinaia di piccole banche locali sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà: un contributo triennale alle prime 10 banche italiane”. A che serviranno i soldi rastrellati così? “Vorremmo come Lega raddoppiare i militari di strade sicure nelle strade e delle stazioni”. Insomma, un altro ruggito nella savana elettorale. Il problema, però, è che nella top ten degli istituti di credito ci sono, oltre alle “solite” Intesa, Unicredit, Mps e Banco Bpm ci rientrerebbe pure Banca Mediolanum.

Ma le banche hanno il pallino in mano

Che, notoriamente, è cara alla famiglia Berlusconi. E Forza Italia non può accettare l’ennesimo contributo chiesto alle banche né tantomeno di farsi dettare la linea da Salvini e dalle sue difficoltà di leadership. Giorgetti, che con il mondo del credito ha un accordo preciso, avrebbe più di un problema a rinegoziarlo. Anche perché l’Abi ha già affermato, al bilancio scorso, di non voler più essere il bancomat dei politici. Ma gli slogan lasciano il tempo che trovano. Il fatto è che in mano agli istituti di credito italiano c’è una quota sempre maggiore di titoli di Stato. Secondo Unimpresa, la tendenza verso la dismissione si è addirittura invertita e le banche hanno ripreso a investire nell’Italia acquisendo bond, contribuendo (anche) alla stabilità dei rating e alla credibilità sui mercati. Solo che concetti del genere son difficili da far passare nel dibattito pre-elettorale. Non dite, al ministro Giorgetti, che il dibattito sulla manovra, tra Salvini e Vannacci, è già iniziato. E che, oltre alla questione del riarmo, ai casi dell’energia, dovrà pure fronteggiare l’ennesimo nodo banche.


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