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Editoriale

Sospensione del Patto di Stabilità: chiamata per Elly

di Adolfo Spezzaferro -


Abbiamo espresso il nostro plauso alla segretaria del Pd Elly Schlein per aver difeso l’istituzione della presidenza del Consiglio, anche se il premier è un avversario politico della dem, la leader di FdI Giorgia Meloni. Abbiamo detto che la Schlein ha dimostrato di avere un approccio più istituzionale, con senso dello Stato, difendendo il capo del governo dagli attacchi del presidente Usa Donald Trump.

Ecco ora vorremmo che la leader del Pd faccia un altro passo in avanti, un salto ulteriore di qualità, stando dalla parte della nazione anche su un altro fronte: quello della crisi energetica. Visto che il governo giustamente ha richiesto alla Commissione Ue di sospendere il Patto di stabilità, attivando le clausole previste per shock eccezionali (la crisi dello stretto di Hormuz, per l’appunto), la Schlein dovrebbe spingere le opposizioni a unirsi alla richiesta di Roma a Bruxelles.

Il senso di responsabilità dimostrato dalla leader dem va ora applicato alla crisi economica scatenata dal blocco operato dall’Iran sul transito di gas e petrolio. Anche perché l’Ue con le sue regole rigide e spesso fuori dalla realtà ci mette il carico. In tale ottica, quindi, la sospensione del Patto di stabilità non è una bandiera di parte, né uno slogan elettorale: è un imperativo categorico per il bene di imprese e famiglie. L’unità di intenti del Parlamento rafforzerebbe il peso della nazione nel confronto con l’Ue.

E secondo noi la segretaria del Pd, che in passato ha già espresso critiche al Patto, è in grado di unire le opposizioni per un bene superiore, quello collettivo. Guadagnando così ulteriore credibilità e consensi. Ecco, persino per mero calcolo politico sarebbe la mossa giusta. Certo, resta l’incognita M5S, ma quanto sarebbe impopolare per Giuseppe Conte non sottoscrivere l’appello?


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