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Attualità

Trapianto fallito: la vita sospesa di Tommaso, due anni

Dopo il cuore "bruciato" ne serve subito uno nuovo

di Dave Hill Cirio -

L'ospedale Monaldi di Napoli


Un trapianto fallito e la vita di Tommaso rimane sospesa. Sei medici e paramedici indagati dalla Procura di Napoli per il caso del trapianto di cuore “bruciato” su un bambino di due anni e tre mesi all’ospedale Monaldi, uno dei principali centri di cardiochirurgia pediatrica del Sud Italia. L’accusa: lesioni colpose.

Il trapianto fallito

L’inchiesta, su ogni passaggio della catena dei fatti, dall’espianto all’impianto dell’organo.

La vicenda è drammatica. All’inizio dello scorso dicembre, i genitori del piccolo — soffriva di una grave cardiomiopatia dilatativa diagnosticata nei primi mesi di vita — avevano finalmente ottenuto la chiamata per un trapianto. Speranza che avrebbe potuto dare al bambino una prospettiva di vita normale.

Il cuore destinato al Monaldi, espiantato da un donatore a Bolzano e trasportato a Napoli. Ma all’arrivo risultava inutilizzabile, forse danneggiato da un congelamento dovuto al ghiaccio secco utilizzato durante il trasporto.

Nonostante ciò, un organo comunque impiantato: solo dopo l’inizio dell’intervento, l’allarme. Il piccolo è stato dunque messo in coma farmacologico e collegato a un macchinario di supporto vitale. Ma restare in vita attaccato a una macchina è solo una misura temporanea che può diventare lesiva.

Serve subito un cuore nuovo

La famiglia e il suo avvocato, Francesco Petruzzi, hanno lanciato un appello disperato: “Serve un cuore nuovo o sarà tutto inutile”, mentre il nome del bambino è di nuovo inserito nella lista europea dei trapianti.

In Italia, un sistema che funziona. Ma a che costo?

Da noi, una delle reti trapiantologiche più solide d’Europa. I dati più recenti del Centro Nazionale Trapianti certificano che nel 2024 il Paese ha superato 4.600 trapianti totali, con oltre 3.160 donatori segnalati e oltre 1.730 utilizzati. Numeri record che collocano l’Italia al secondo posto tra i grandi Stati europei per donatori utilizzati per milione di abitanti, dietro solo alla Spagna.

Un risultato frutto di una rete complessa che coinvolge oltre 200 centri di prelievo e trapianto, una normativa che prevede il silenzio‑assenso alla donazione e una rete di coordinamento nazionale che organizza l’allocazione degli organi e la formazione professionale.

Un sistema tra eccellenze e fragilità

Eppure, con numeri di donazione e trapianto in crescita, la tragedia di Napoli porta alla luce fragilità strutturali che rischiano di compromettere l’efficacia di questo modello. Trasporto e conservazione, le maglie stavolta deboli della catena.

Le evidenze preliminari indicano che l’errore potrebbe essere avvenuto già durante la conservazione o il trasporto dell’organo, con l’utilizzo improprio di ghiaccio secco, che può danneggiare irreparabilmente i tessuti. Una variabile che la normativa tecnica e i protocolli internazionali cercano di limitare, richiedendo un controllo logistico rigoroso.

Il futuro del piccolo Tommaso resta appeso a un filo di speranza e di numeri, a un altro cuore compatibile che arrivi da qualche parte d’Europa. E il caso ha già segnato un prima e un dopo: non solo per la sua famiglia, ma per l’intero sistema dei trapianti. Un cuore bruciato, una vita sospesa: l’Italia dei trapianti tra eccellenze e fragilità.


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