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Esteri

Il discorso di Trump sfida la visione di Obama e Mamdani

Mentre la destra conservatrice difende l’eredità culturale delle origini, i leader progressisti rivendicano il diritto dei migranti di riscrivere il significato della libertà

di Cinzia Rolli -


DALLA NOSTRA INVIATA – I presidenti del passato utilizzavano tradizionalmente il giorno dell’Indipendenza come momento strettamente apolitico per unificare il Paese.  Il discorso di ieri del Tycoon ha segnato invece una netta rottura con questa consuetudine.

L’elemento di maggiore differenza è stato l’inserimento di frasi contro il comunismo. Trump ha paragonato questa ideologia a una malattia: “Il comunismo è perdente, non ha mai funzionato. È come un cancro, devi asportarlo, devi tagliarlo via in fretta”. Ha inoltre parlato della sua agenda politica e delle recenti operazioni militari in Venezuela e Iran.

Il discroso di Trump sul monte Rushmore

Ma l’elemento più importante dell’ intervento pronunciato sul Monte Rushmore, è stata la celebrazione della forza, dello spirito di sacrificio e dell’intraprendenza dei primi coloni americani e dei pionieri, ponendoli sullo stesso piano rispetto ai Padri Fondatori e alle loro parole. “Non c’è libertà americana senza la cultura americana e non c’è fondazione americana senza il popolo americano”, ha dichiarato Trump.

Il Presidente  ha utilizzato la figura dei coloni per lanciare un messaggio politico attuale, esortando i cittadini di oggi a ritrovare quello stesso spirito per proteggere i confini, l’economia e l’identità nazionale dalle minacce attuali. La libertà americana, secondo quanto dichiarato dal Tycoon, non è durata 250 anni solo per quanto scritto nella Dichiarazione di Indipendenza. Ha prevalso su tutto grazie alla cultura e al carattere delle persone che l’hanno difesa e custodita.

La risposta a Obama e Mamdani

Le sue parole sono differenti dalle affermazioni dei progressisti secondo cui la cultura della democrazia d’oltreatlantico può essere ricreata o assorbita da qualsiasi popolazione migrante che faccia proprio il credo civile delineato dalla Dichiarazione d’Indipendenza. Il concetto progressista di “credo civico” è stato promosso per esempio dall’ex presidente Barak Obama e dal sindaco di New York Zohran Mamdani.

Obama ha sempre sostenuto che i migranti diventano pienamente americani nel momento in cui giurano fedeltà ai principi immutabili della Dichiarazione di Indipendenza e della Costituzione.

Secondo il primo cittadino di New York, i valori fondanti degli Stati Uniti possiedono una flessibilità tale da permettere ai nuovi flussi migratori, comprese le comunità di origine asiatica e di fede islamica, di non doversi limitare a una ricezione passiva delle tradizioni passate; al contrario, essi possiedono la piena legittimità di partecipare attivamente alla riscrittura, alla metamorfosi e alla modernizzazione dell’identità statunitense nel corso di questo secolo.

La visione conservatrice nel discorso di Trump

La visione conservatrice sostiene invece che i principi della Dichiarazione d’Indipendenza possano germogliare e sopravvivere solo grazie all’eredità culturale dei coloni di origine europea che hanno popolato il Paese.

“Siamo un popolo come nessun altro. Per qualche motivo, è semplicemente così…Siamo la Nazione più potente al mondo. Il popolo migliore al mondo. Tutti cercano di essere come noi, ma nessuno ci riesce. Non c’è mai stato nulla come gli Stati Uniti d’America”. Queste le parole del Presidente che ha poi continuato spiegando come la parte migliore e più forte della civiltà occidentale sia migrata in America, identificando una linea di continuità storica ben precisa:

“Qui il vecchio mondo ha inviato i suoi elementi più coraggiosi, più audaci e più resilienti. I più fieri, i più fedeli e i più amanti della libertà. Questi uomini e queste donne hanno portato con sé valori, tradizioni e costumi trasmessi nel corso dei secoli in Gran Bretagna, e che si spingono ancora più a ritroso fino ad Atene, Gerusalemme e Roma. Gli Stati Uniti d’America sono il luogo in cui la più grande civiltà della storia umana è diventata ancora più grande di quanto non sia mai stata prima”.

Trump ha sottolineato poi il fatto che molte nazioni hanno costituzioni e dichiarazioni legali importanti ma i cittadini vivono nella miseria e nella paura. Obama ha sempre spiegato che ciò che rende eccezionali gli Stati Uniti è il fatto che chiunque può diventare americano. Non serve essere nati da antenati europei.

La versione di Obama

La visione di Barack Obama promuove un modello di inclusione fondato sulla Carta Costituzionale come terreno comune per la coesistenza di identità differenti. In questa prospettiva, la democrazia americana permette la convivenza pacifica, garantisce la piena espressione delle fedi religiose e valorizza il patrimonio storico di provenienza, con il fine ultimo di perfezionare la società nel passaggio da una generazione all’altra.

Questa visione rimarca che l’identità statunitense è  un progetto evolutivo e plurale, anziché un’assimilazione culturale forzata.

Nel suo discorso del 3 luglio, Zohran Mamdani ha affermato che ogni immigrato, inclusi i migranti illegali, hanno il potere di ridefinire il significato degli USA, opponendosi a chi cerca di limitare l’identità nazionale attraverso l’esclusione. “Ognuno di voi possiede un potere speciale, il potere di determinare cosa significa l’America”, ha ribadito con forza.

Da un lato, la linea conservatrice di Donald Trump blinda l’identità americana ancorandola a una specifica eredità culturale e linguistica dei coloni europei, intesa come un destino eccezionale e immutabile.

Dall’altro, il credo civico di Obama e la spinta pluralista di Mamdani offrono l’immagine di un’America intesa come progetto dinamico, un’idea universale che si lascia riscrivere e arricchire da chiunque decida di farne parte. Due visioni inconciliabili.

Il dibattito sollevato in questo storico anniversario dimostra che la Dichiarazione d’Indipendenza non è un documento morto, appartenente al passato, ma un testo vivo soggetto a interpretazioni diverse.


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