Finiti i missili, Trump sgancia le sanzioni sull'Iran e colpisce pure noi: benzina ai massimi da tre anni
Sperava di vincere facile e invece Donald Trump ha finito i missili. E ora, infuriato con gli ayatollah, lancia un’altra operazione che s’annuncia apocalittica. Per noi europei, e italiani, innanzitutto. Economic Fury, l’ha chiamata. Un’autocitazione dopo Epic Fury, i bombardamenti che hanno dato il via alla guerra tra Stati Uniti e Teheran. Ascoltando i consigli del suo personalissimo dottor Stranamore, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, un uomo dotato di grande ingegno formatosi alla scuola di George Soros, mister President ha deciso di innescare la miccia dell’ultima bomba, decisiva, per vincere la resistenza di quei “pazzi maniaci”. Sottraendo se stesso, così spera lui, dal triste destino di finire scornato alle elezioni di Midterm.
Economic Fury: Trump contro tutti (o quasi)
“Annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese”, ha scritto su Truth. E se lo dice lui, c’è da credergli: “Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento su scala senza precedenti”, ha aggiunto mentre in tutto il mondo impazzava la notizia secondo cui il debito pubblico americano aveva scavallato la soglia mostruosa dei 40mila miliardi di dollari. “Annuncio che qualsiasi Paese che consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno vitale all’Iran dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende”. Tutti avvisati. “Contrabbando di petrolio, linee di swap, trasferimenti di contanti, agenzie di cambio, registri navali, società di copertura: tutto questo deve cessare immediatamente. Sapete bene chi siete”. Io so che tu sai che io so. La Cina, che è il primo bersaglio trumpiano, reagisce con la solita calma serafica, che vuole mostrare forza e terzietà di fronte all’ostentazione di furia Usa. “Sanzioni e pressioni non aiutano”, ha spiegato un portavoce del Ministero degli Esteri, ribadendo l’invito ad “adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici”. In realtà, lo sa pure Trump, più che alla Cina occorrerebbe guardare agli affari dei propri alleati. A cominciare da Dubai.
Ma l’America non se la passa benissimo
La guerra non l’hanno mai decisa (solo) le armi. Il fronte interno in America non è proprio floridissimo: dopo che l’inflazione è scesa di un nonnulla, Trump è tornato a chiedere alla Fed di abbassare i tassi temendo (senza ammetterlo) l’esplosione della bolla sul credito privato, roba da 2mila miliardi di dollari che grava direttamente sui fondi, il fiore all’occhiello dell’alta finanza Usa. Ma Warsh, con ogni probabilità, non lo farà. La scelta, poi, di Bessent di aumentare il buyback, ossia il riacquisto per 4 miliardi di dollari in titoli “vecchi”, sui Treasury ha comportato, oltre a un effetto tonificante sulle obbligazioni la contestuale debolezza del dollaro. Chissà, magari un effetto collaterale non troppo indesiderato dal momento che potrebbe comportare un ulteriore apprezzamento dell’euro, che raggiungendo 1,17 dollari nel cambio ha segnato i massimi da maggio scorso.
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Economic Fury, epic fregatura per l’Europa?
Eccoci arrivati all’Epic fregatura che rischia la vecchia Europa. L’Iran potrebbe decidere di stringere ancora di più sulle rotte energetiche. Contestualmente la Russia si diverte a spedire droni sulle infrastrutture al confine orientale europeo. Intanto la benzina, in Italia, è arrivata oltre i due euro. Mentre il petrolio, a New York, balza a 88,16 dollari al barile (Wti) mentre il brent vola oltre i 94 dollari. I sogni green che hanno portato a smantellare gran parte della raffinazione europea fanno il resto. E così paghiamo la benzina, e il diesel brutto cattivo e inquinante, a prezzi che mettono il nostro sistema economico fuori mercato.
Dai carburanti al gas, e l’Ue rischia grosso
La verde, dice il Mimit, si paga sulla rete stradale 2,002 euro. Non succedeva dal settembre del 2023. Per il gasolio ne occorrono 2,116. Oltre ai comunicati allarmati dei consumatori che chiedono al governo di aggiornare i tagli alle accise (nel frattempo superati e sterilizzati dai rincari e dalla speculazione), pure i tassisti alzano la voce e annunciano uno stop se nel frattempo non saranno presi provvedimenti. Al di là di cosa farà l’esecutivo, è chiaro che Trump le spara e noi paghiamo. Sarà un guaio per tutti perché, mentre sale l’inflazione e scende la produttività (benvenuta, stagflazione), la Bce si avvia ad aumentare ancora i tassi di interesse. E sarà un bagno di sangue, non solo per chi c’ha il mutuo. Anche perché il gas, da cui restiamo (tutti) dipendenti in Europa (e a maggior ragione in Italia) rimane stabile oltre i 63 euro. Prepariamoci a un autunno in bolletta. Trump le spara, noi paghiamo. Tanto Ursula dorme e la capitana Lagarde studia l’exit strategy dalla Bce: candidata presidente in Francia o guida suprema del Wef di Davos con la benedizione, oltre che dell’amico Schwaub, pure di Larry Fink?