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Esteri

Ucraina: il fronte dell’escalation con la Russia è all’opera

Il drone in Romania e lo scambio di accuse

di Ernesto Ferrante -


L’incidente di Galati, in Romania, dove un drone è precipitato su un condominio ferendo due persone, è stato immediatamente presentato come un attacco russo contro un Paese Nato. Una reazione fulminea, quasi automatica, che si inserisce in un copione ormai consolidato. Quello di attribuire la responsabilità a Mosca prima ancora che siano disponibili analisi tecniche, tracciamenti radar o verifiche indipendenti. La narrazione dell’“escalation grave e pericolosa” ha accomunato quasi tutti i leader dell’Ue, mentre i fatti restano ancora parzialmente da chiarire. Al momento è probabile ma non certo che si sia trattato di un Geran 2.

La replica di Mosca

La Russia ha respinto ogni coinvolgimento definendo le accuse “prive di fondamento”. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha sottolineato che non è stata presentata “alcuna prova materiale”, denunciando un clima politico che tende a trasformare ogni episodio ambiguo in un atto ostile deliberato. Una posizione prevedibile, certo, ma che non può essere liquidata senza un’indagine approfondita, soprattutto quando si tratta di un evento avvenuto sul territorio di un membro dell’Alleanza atlantica.

Scontro diplomatico tra Romania e Russia

La reazione di Bucarest è stata immediata. Il console generale russo a Costanza è stato dichiarato persona non grata e il consolato chiuso. Una decisione che ha provocato l’ira della Federazione russa, che ha già annunciato ritorsioni. Un salto diplomatico significativo, che rischia di irrigidire ulteriormente i rapporti tra le due parti proprio mentre la regione del Mar Nero è diventata particolarmente pericolosa.

La tattica di Zelensky

Com’è è già accaduto in altre occasioni, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha colto l’occasione per rilanciare la propria linea più aggressiva. Ha parlato di “nuovo attacco su vasta scala” in preparazione da parte della Russia e ha chiesto sanzioni più dure, sistemi di difesa aerea aggiuntivi e un sostegno europeo senza esitazioni. La sua reazione mira a trasformare l’incidente in un “punto di rottura”, spingendo l’Ue e la Nato verso una postura ancora più dura nei confronti di Mosca. La strategia è coerente con l’obiettivo di Kiev di mantenere alta la pressione internazionale e impedire qualunque tentativo di dialogo o de-escalation.

Gli interrogativi del generale Vannacci

In mezzo a questo coro di condanne e di isterismi guerrafondai, il generale Roberto Vannacci ha posto una domanda che molti evitano di formulare pubblicamente: quale interesse avrebbe oggi la Russia a colpire un Paese Nato? E, per contro, chi potrebbe trarre vantaggio da un episodio che spinge l’Alleanza Atlantica a irrigidire ulteriormente la propria posizione? L’invito del capo di Futuro Nazionale a “far funzionare il cervello” è un richiamo alla prudenza analitica in un contesto dove la guerra ibrida, la propaganda e le operazioni sotto falsa bandiera non possono essere escluse a priori. La memoria dell’“ampolla” di Colin Powell all’Onu, evocata da Vannacci, è un monito a non confondere la prontezza comunicativa con la verità dei fatti.

La Nato e l’Ue

La Nato, dal canto suo, ha reagito con toni da belligerante. Il segretario generale Mark Rutte ha parlato di “comportamento sconsiderato della Russia” e ha ribadito che l’Alleanza è pronta a difendere “ogni centimetro” del territorio alleato. Parole che, se da un lato rassicurano i membri orientali, dall’altro hanno l’effetto di alimentare una spirale basata su una versione di parte.

Anche l’Unione Europea ha adottato una linea di pronta condanna. Per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si tratta di un “nuovo limite superato” dalla Russia. Una reazione che arriva prima delle verifiche tecniche e rischia di trasformare un episodio, forse accidentale e almeno per ora non attribuibile con certezza, in un detonatore diplomatico.

Il punto centrale è proprio questo. In un momento in cui il conflitto ucraino ha già prodotto instabilità diffusa, Ue e Nato dovrebbero procedere con estrema cautela. Ogni reazione impulsiva non supportata da prove solide rischia di avvicinare il continente a un confronto diretto con una superpotenza nucleare. La prudenza non è debolezza. È l’unico modo per evitare che un singolo fatto, ancora da ricostruire, diventi il pretesto per una grave escalation fuori controllo.


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