L’Ue che ci inchioda per uno 0,1% piange per i tagli al (suo) bilancio
Taglia come dico, non tagliare come (non) faccio. Messa di fronte a una cura dimagrante da quei salutisti (ehm…) dei frugali, pure Bruxelles si ribella. La Commissione Ue ha fatto sapere di aver (sdegnosamente, aggiungeremmo noi…) rifiutato il piano di tagli proposto dalla Presidenza irlandese del Consiglio europeo al maxi-bilancio che ha fatto venire l’ulcera a Germania, Olanda e compagnia snellente. Il signor Balasz Ujvari, altrimenti arcigno portavoce del solitamente ferreo commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, ha usato una parola specifica. Che qui, in Italia, circola ormai da settimane. La Commissione “deplora” i “grandi tagli che rischiano di compromettere le priorità fondamentali che abbiamo concordato collettivamente”.
Flessibilità, o cara
A cominciare dalla “sostanziale riduzione della flessibilità del bilancio, compresi i tagli agli strumenti concepiti per rispondere a esigenze impreviste e crisi”. Flessibilità, già. La stessa che agli altri, tipo a chi come l’Italia rimane dentro (ancora) al Patto di Stabilità per un decimale di Pil fuori posto. La stessa che a Meloni, e all’omologo greco Kyriacos Mitsotakis, ha sostanzialmente negato con un artificio retorico da far invidia al Veltroni dei tempi che furono: “Se ne parlerà, ma non sarà presa nessuna decisione operativa”. Alla faccia del karma.
Chi ti inchioda, si imbroda
Taglia come dico, non tagliare come (non) faccio. Meloni ha litigato (dicono) pure con l’Istat. Che ha inchiodato l’Italia al 3,1% del rapporto deficit-Pil. I virgolettati si sprecavano: “C’è chi lavora contro di noi”. Così, diretti. Lei, però, immaginava già quanto sarebbe avvenuto. Il povero Giorgetti è costretto a imbarcarsi in una manovra difficilissima. E lo sarebbe già per questioni contabili. Ma lo diventa anche per ragioni politiche dal momento che, pur di rientrare nei patti, anzi dal Patto, il governo s’è ritrovato adesso con una spesa pubblica bassa e una pressione fiscale alta, fin troppo. Persino per gli standard di un Paese come il nostro. Non è mica un mistero: se imponi rigore e rispetto di paletti stringenti, agli altri, poi ti ritrovi con delle conseguenze.
Le conseguenze del rigore
L’occupazione è record, già: ma perché i lavoratori senior, piuttosto che andarsene in pensione con il magro assegnuccio dell’Inps, preferiscono (anzi, son costretti considerando il carovita) a restare attivi. Lo spread è basso e l’Italia recupera la fiducia dei mercati. Ma ci fai poco, poi, se (oltre all’impennata dell’inflazione) poi la Bce alza i tassi facendo aumentare i costi dell’indebitamento. E queste sono solo due (tra le tantissime) questioni aperte.
Sotto lo schiaffo dei frugali
Taglia come dico, non tagliare come (non) faccio. Il signor Manfred Weber, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto che “se l’estrema destra populista otterrà più potere, distruggerà la solidarietà europea”. Ma bisognerà pure che qualcuno gli dica, al presidente del Ppe, che stanno già facendo tutto loro. L’Ue voleva dotarsi di un bilancio corposo per acquisire maggiore forza. Per fare, insomma, quell’Unione di cui si favoleggia da troppo tempo. I niet che arrivano da Berlino, spalleggiati da Amsterdam, la stanno bloccando.
Altro che Afd
A distruggere la solidarietà europea ci riesce meglio il balbettante Friedrich Merz. E sì, sarà anche colpa di Alice Weidel, ma tentare di rincorrerla sui suoi stessi temi è, politicamente, riconoscere la vittoria dell’avversario. “L’Afd in Germania chiede tagli massicci al bilancio dell’Ue”, ha detto. Come se, invece, la Germania vorrebbe ampliarlo. Come se il ministro all’Economia olandese Eelco Heinen, che ha sbuffato impaziente di fronte alle richieste di flessibilità di Italia e Grecia (e Francia…), non fosse un liberale che, a Strasburgo, siederebbe tra i banchi dell’Alde, lontanissimo da Le Pen e soci.
Quanta incoerenza
È una questione di completa incoerenza. E no, non lo è solo sul fronte meramente politico e sondaggistico. Basterebbero due mesi per smantellare il consenso della destra radicale in tutto il Vecchio Continente. Un grande piano di eurobond, la nascita di un (vero) fondo sovrano Ue, la riscrittura del mandato della Bce. Ma no, a certi paletti non si rinuncia e tutti restano abbarbicati sulle loro posizioni.
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