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Esteri

Ue-Ucraina: doppio flop per l’anniversario dell’inizio della guerra

L'Ungheria ha annunciato il doppio veto alle sanzioni contro Mosca e ai soldi a Kiev

di Ernesto Ferrante -


I ministri degli Esteri dell’Ue non sono riusciti a trovare un’intesa sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. “Questa è una battuta d’arresto, non è il messaggio che volevamo mandare oggi. Ma il lavoro continua”, ha detto l’Alta Rappresentante Kaja Kallas in conferenza stampa al termine del Consiglio Ue. Kallas, dimostratasi ancora una volta inadeguata e incapace di “leggere” le dinamiche del momento, è tornata a parlare del “piano A per sostenere Kiev nel 2026 e 2027”, quello “di usare i beni congelati alla Russia”. “Se non funziona” la cooperazione rafforzata per il prestito da 90 miliardi di euro basato sul bilancio Ue, ha aggiunto il capo dell’infruttuosa diplomazia europea, “possiamo sempre lavorare sui beni russi congelati”, una soluzione che era stata affossata nel Consiglio Europeo dello scorso dicembre.

L’Ungheria ha bloccato tutto per una ragione valida

L‘Ungheria ha annunciato il suo doppio veto alle nuove sanzioni Ue contro la Russia e all’iter del prestito al Paese di Volodymyr Zelensky, finché gli ucraini non avranno riparato l’oleodotto Druzhba, che dagli Urali portava il greggio a Slovacchia e alla stessa Ungheria. Budapest ha già bloccato anche il rimborso da parte dell’European Peace Facility per i Paesi che hanno inviato equipaggiamenti all’Ucraina all’inizio della guerra. Si tratta di un “congelamento” di 7 miliardi di euro, di cui mezzo miliardo per il Fondo per la modernizzazione delle forze armate.

Roma e Berlino prendono le distanze da Budapest

L’Italia non condivide la decisione dell’Ungheria. “Non la condividiamo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani a margine del Consiglio Ue, ma su queste decisioni “è prevista l’unanimità”, quindi “non possiamo fare altro”. Da parte nostra, ha proseguito, “siamo favorevoli alle nuove sanzioni, al finanziamento da 90 miliardi. Siamo favorevoli alla linea ultra-maggioritaria all’interno dell’Unione Europea. Questa è la posizione dell’Italia: noi siamo dalla parte dell’Ucraina”.

Sono stupito dalla posizione dell’Ungheria”, ha affermato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. I vertici dell’Ue si recheranno oggi nella capitale ucraina con un pugno di mosche in mano per il quarto anniversario dall’inizio dell’operazione militare speciale da parte della Russia, il 24 febbraio 2022.

Diplomazia e armi per Zelensky

Oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “si rivolgerà al mondo” durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo. “Siamo al fianco del coraggioso popolo ucraino e insieme continueremo a batterci per una pace giusta e una sicurezza duratura per l’Ucraina”, ha ribadito presidente dell’Aula, Roberta Metsola.

La Nato dovrebbe considerare l’Oreshnik un obiettivo legittimo”, ha scritto Zelensky su X a proposito del missile balistico a raggio intermedio russo caratterizzato da una velocità considerata superiore a Mach 10. In una intervista al media bielorusso “Dzerkalo”, legato all’opposizione, il presidente ucraino ha messo in guardia dal fatto che “i russi porteranno l’Oreshnik in territorio bielorusso” perché “hanno portato i veicoli necessari” e “stanno facendo di tutto per intimidire l’Europa”.

Il costo enorme della ricostruzione dell’Ucraina

Banca mondiale, Commissione europea e Nazioni unite hanno fatto una stima del costo totale della ricostruzione e della ripresa in Ucraina. Al 31 dicembre 2025 ammontava a quasi 588 miliardi di dollari (oltre 500 miliardi di euro) nel prossimo decennio, ovvero quasi 3 volte il pil nominale ucraino per il 2025. Le esigenze di ricostruzione e recupero sono molto gravose nei trasporti (oltre 96 miliardi di dollari). Seguono il settore energetico (quasi 91 miliardi di dollari), quello dell’edilizia abitativa (quasi 90 miliardi di dollari), il commercio e l’industria (oltre 63 miliardi di dollari) e il comparto agricolo (oltre 55 miliardi di dollari). Il costo della gestione del rischio di esplosivi e della bonifica dei detriti è di quasi 28 miliardi di dollari.

Il 26 e 27 febbraio potrebbe tenersi un nuovo round di negoziati tra l’Ucraina e la Russia. Lo ha reso noto il capo dell’ufficio del presidente ucraino, Kirill Budanov.


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