La mossa di Orcel che punta al 10% di Delfin: tra i due litiganti il governo (forse) gode. Che succede ora
Unicredit sfida Intesa, sul piatto c’è Generali. Preparate i pop-corn, ci siamo: è cominciata la battaglia di Mogliano Veneto. La guerra delle banche italiane è giunta, finalmente, al capitolo decisivo. In cui saranno i grandi a darsi battaglia. Intesa San Paolo da una parte. Unicredit dall’altra. L’obiettivo è conquistare Generali, il tesoro (non solo strategico) della finanza italiana. O, quantomeno, evitare che a conquistarlo siano gli avversari. Carlo (Magno) Messina s’è già mosso e avanza, con gli alleati di Unipol, alla conquista di Mps. La presa di Rocca Salimbeni porterebbe in dote, negli scrigni dorati di Cà del Sass, un tesoro pari al 13,2% del capitale sociale del Leone. Quello che Luigi Lovaglio ha conquistato dopo la durissima, e non priva di conseguenze, campagna che l’ha portato alla scalata di Mediobanca. Ci si attendeva la contromossa di Unicredit.
Intesa avanza, Unicredit risponde: il duello su Generali
Con un colpo a sorpresa, degno del miglior von Clausewitz, Andrea Orcel avrebbe – stando a quanto riporta il Sole 24 Ore – chiesto a Delfin se fosse disposta a cedere il 10 per cento delle azioni che detiene in Generali in cambio di titoli della stessa Unicredit. Una variazione sul tema Ops. Orcel ha bisogno di aggredire il bersaglio grosso, dare un segnale e rintuzzare un’eventuale offensiva di Intesa San Paolo al salotto doratissimo della finanza nazionale. Leonardo Maria Del Vecchio, e i suoi soci, avrebbero invece bisogno di liquidità per rafforzare i tanti progetti avviati e, soprattutto, in vista di un rilancio industriale. Uno scenario che pare plausibile, specialmente se sommato agli insistenti boatos secondo cui proprio Lmdv Capital avrebbe iniziato a ragionare col fondo Global Apollo Management, un colosso finanziario Usa da 63 miliardi di dollari solo in termini di capitalizzazione.
La difesa è il miglior attacco
Resta in piedi, anzi torna d’attualità, la pista di un matrimonio con Banco Bpm, per Unicredit, che porterebbe alla nascita del terzo polo bancario europeo. E chissà, magari se la resistenza tedesca fosse un po’ meno ostinata, il risultato finale dell’offensiva a ventaglio di Andrea von Orcel potrebbe portare alla nascita di un’entità economica e finanziaria ancora più grande.
Il tackle di Giorgetti e la golden power
Ed è qui che la situazione rischierebbe di ingarbugliarsi ancora di più. Perché c’è un attore da cui nessuno può prescindere. Il governo. E ieri il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti non ha esitato a ribadire di essere pronto a usare la golden power anche in relazione all’operazione Mps. Intendiamoci, il capo del Mef ha ribadito la sua totale neutralità in merito all’operazione. Ha risposto a un’interrogazione, in fondo, dicendo semplicemente che l’istituto della golden power si può applicare anche a “banca italiana su italiana” e ha ricordato il caso Unicredit-Bpm e le prescrizioni imposte che indussero Orcel a suonare la ritirata. Un messaggio ai contendenti? Chissà
Orcel richiama Bruxelles e critica Berlino
L’ad di Gae Aulenti richiama l’Europa a dare seguito alle sue stesse promesse. Ha citato le differenze e gli “antagonismi tra Paesi”, per esempio tra milanesi, romani e tedeschi. “La situazione è uguale. In Europa siamo molto diversi e siamo fieri di esserlo – ha detto – ma dobbiamo evitare di che questo ci porti a balcanizzare e frammentare, penso che questo sia il problema. Penso che l’interpretazione di mettere a denominatore comune spaventi o faccia temere meno sovranità”. A Merz saranno fischiate le orecchie. “Il mercato bancario tedesco è tra quelli dove gli utenti sono tra in meno contenti, è il mercato che ha più alta penetrazione di fintech e il mercato dove le banche americane hanno guadagnato più quota. Perché? Per la frammentazione: non abbiamo la mole, non abbiamo le economie di scala. E noi siamo stati in Germania per vent’anni”. Tutto il mondo è Paese: pur di non darla vinta agli italiani, si faranno mangiare dagli americani. Come già succede su tutto il resto.