Usa e Iran tornano al tavolo, ma il Libano è la vera linea rossa
Cinque morti ad Arabsalim: la tregua regge solo sulla carta
A meno di 24 ore dall’entrata in vigore della tregua tra Israele e Hezbollah, il sud del Libano si è risvegliato sotto le bombe. L’agenzia libanese NNA ha riferito che il bilancio del raid israeliano su Arabsalim è salito a cinque morti, mentre aerei da guerra e droni hanno colpito nella notte la zona di Nabatieh, distruggendo edifici residenziali e case. L’artiglieria israeliana ha continuato a martellare l’area fino all’alba. La sequenza degli attacchi mostra come la tregua sia ancora più nominale che reale, un fragile contenitore che non riesce a trattenere la pressione di un conflitto che resta aperto su più fronti.
“Piena libertà operativa”: l’interpretazione israeliana della tregua
Il portavoce militare Avichay Adraee ha chiarito la posizione delle Forze di difesa israeliane. L’esercito avrà “piena libertà operativa” per eliminare minacce ovunque il capo di Stato Maggiore lo ritenga necessario. Una formula che, di fatto, svuota il cessate il fuoco di ogni vincolo e conferma che lo Stato ebraico considera l’intesa come un quadro elastico.
La diplomazia si muove. Iran e Usa tornano a parlarsi
Sul fronte diplomatico, la giornata si annuncia intensa. Secondo Axios, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso oggi in Svizzera per nuovi colloqui con l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff. L’agenda dovrebbe includere anche la questione libanese. Un mediatore ha fatto sapere che per Teheran il cessate il fuoco in Libano è “cruciale” e rappresenta un fattore determinante per il successo del negoziato con Washington. Senza stabilità nel Paese dei Cedri, l’accordo raggiunto rischia di saltare.
Il Pakistan osserva da vicino
Anche Islamabad continua ad operare. Il ministro degli Interni pachistano Mohsin Naqvi sarà oggi nella capitale iraniana per seguire da vicino i progressi del negoziato. Per Al Arabiya, il Pakistan vuole monitorare direttamente l’evoluzione del dialogo tra le parti, segno di come la partita abbia assunto ormai una dimensione regionale allargata.
Trump e lo Stretto di Hormuz: il petrolio barometro della crisi
Dagli Usa, Donald Trump ha dichiarato alla Joint Base Andrews che il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz è in forte aumento, con circa 700 navi in transito. Una dinamica che, secondo il presidente, potrebbe portare a un calo significativo dei prezzi del petrolio. Nel suo messaggio si intrecciano geopolitica, economia e propaganda.
Israele e Libano, la vera faglia dell’accordo
Lo Stato ebraico resta il principale ostacolo alla piena attuazione dell’accordo Usa-Iran, non solo per la sua opposizione politica, ma soprattutto per le sue mire strategiche in Libano. Tel Aviv non intende rinunciare alla “zona di sicurezza”. Per Teheran, invece, la stabilità del Paese dei Cedri è la condizione minima per procedere.
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