Utili top, tasse flop: la banca vince (sempre)
L'analisi Unimpresa, le previsioni di Unicredit mentre la Bce prepara un nuovo aumento dei tassi
Il banco, anzi la banca, vince sempre. Gli utili degli istituti di credito, sia in Italia che nel resto dell’eurozona, si fanno sempre più golosi, grossi, importanti. E adesso, proprio mentre la Bce si prepara a varare un nuovo aumento del costo del denaro che, per ovvie ragioni, farà sorridere gli azionisti delle banche da Lisbona a Tallin, ecco che s’impone un’altra questione. Quella del lavoro, già perché dopo la desertificazione degli sportelli e la digitalizzazione delle banche a portata di smartphone, ora c’è il nodo emerso dal nuovo piano di Bnp Paribas. Che si prepara a licenziare mille dipendenti. Saranno sostituiti dall’Ai. Per l’ulteriore felicità degli azionisti e dei mercati che, quando si tagliano teste, son sempre felici.
La banca vince (sempre)
Il settore bancario è in ottima salute. E lo sappiamo. In Italia, da qualche anno, il benessere del comparto è testimoniato dal furioso risiko che ha interessato gran parte delle banche del nostro Paese. Più che una guerra, una zuffa. In cui sono emersi tutti i caratteri del capitalismo all’italiana. Così ancorato alle famiglie (o meglio alle dinastie), così legato allo Stato. Il 2025, però, è stato un (altro) anno di importanti incassi per le banche italiane. A mettere in fila i numeri ci ha pensato l’ufficio Studi di Unimpresa. L’utile netto del comparto è salito, in un anno, di un miliardo netto, passando da 46,5 a 47,5 miliardi. Il trend (più che) positivo si apprezza meglio se si considerano i dati sugli utili 2023: 40,6 miliardi. Bene. Ma non è tutto. I ricavi sonno aumentati fino a raggiungere i 110,2 miliardi. È sceso, però, il margine di interesse passando a 59,9 miliardi rispetto ai 64,4 del 2024. Il nodo, però, è un altro. S’è parlato, a lungo, degli extraprofitti bancari. Che adesso, con i venti rigoristi che giungono dall’Eurotower, possono tornare di stringente attualità.
Il nodo del tax rate per le banche
C’è stato un dibattito lunghissimo, defatigante. Sia dentro che fuori la maggioranza di governo. Il “tributo” anzi il “contributo” chiesto alle banche. Per far quadrare i conti, mentre l’Europa ci ingiungeva di tagliare le spese. Per far muovere qualcosa, mentre a Bruxelles impazzivano le calcolatrici per verificare se l’Italia potesse uscire o no dal Patto di Stabilità. Ma secondo quanto è emerso dai conti di Unimpresa, s’è trattato di un dibattito che, nella sostanza, ha mosso poco. Nel 2025, infatti, le banche hanno versato imposte per 9,1 miliardi. Il tax rate, in pratica il peso delle aliquote fiscali sulle attività economiche creditizie, è risultato pari al 19,2%. Quasi una flat tax. Che, peraltro, risulta pure in discesa rispetto ai numeri registratisi negli anni passati. Nel 2024, infatti, il peso delle tasse per le banche fu del 24,2%. L’anno precedente ancora si attestò al 20,3%. Unimpresa prende in considerazione l’ultimo quinquennio per riferire che, dal 2021 al 2025, il tax rate per le banche è stato pari al 19,9% per un esborso stimato in 35,1 miliardi, a fronte di ricavi per 493,8 miliardi e utili a 176,8 miliardi di euro.
Affari d’oro in tutta l’eurozona
Voce, quest’ultima, che si ingrosserà ancora di più da qui ai prossimi anni. E non solo in Italia. Già, perché secondo un rapporto di Unicredit, il comparto bancario dell’eurozona “minaccia” di offrire ai suoi azionisti qualcosa come ben 300 miliardi di euro in utili e dividendi. Il Roe, ossia il Return on Equity, parametro che indica la redditività aziendale, si raddoppia in dieci anni. Secondo gli analisti di piazza Gae Aulenti, difatti, si passerà dal 6,6% stimato nel 2018 a previsioni di consensus che indicano un incremento al 13,2% nel 2026 e al 13,8% nel 2027. Percentuali che si traducono in veri e propri soldoni: le stime Unicredit, infatti, riferiscono di previsioni che quantificano la remunerazione annua per gli azionisti, tra il 2026 e il 2028, in quasi cento miliardi l’anno. Trecento, suppergiù. La banca vince, eccome.
E con l’Ai si risparmia pure sulle assunzioni
La banca vince sempre. Eccome. Ma i Ceo sono sempre alla ricerca di metodi e strumenti nuovi per sedurre i mercati. I piani aziendali possono certamente fare la differenza. E Bnp Paribas ha fatto sapere, agli azionisti, che ha deciso di tagliare a cominciare dai centralinisti. In 180, pronti via, saranno sostituiti da un chatbot. Poi, man mano che ci saranno pensionamenti (tra 2026 e 2028 ne son previsti quasi 500) si deciderà se assumere o se affidarsi agli algoritmi. È una strategia, per dire, che ha già annunciato pure Commerzbank. Prima ha provato a sostituire i dipendenti tedeschi con quelli stranieri, poi nelle settimane scorse i vertici hanno deciso di puntare forte sull’intelligenza artificiale. Tutto per resistere all’offensiva di Orcel e di Unicredit. Intanto, la Bce si prepara a rialzare i tassi di interessi. Alla prossima riunione, a giugno, è quasi scontato un aumento del costo del denaro. La tedesca Isabelle Schnabel è tornata a battere sull’argomento. E, stavolta, non la fermerà nessuno. La banca vince sempre.
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